Le vallate conservano ancora oggi i ritmi e le atmosfere della civiltà contadina. Ricche di storia e di cultura, nascondono zone paesaggistiche suggestive.
Il Monte Tobbio è una delle montagne più alte della Comunità Montana. Facilmente riconoscibile per la sua forma conica e per la piccola cappella sulla cima (edificata nel 1897 e dedicata a Nostra Signora di Caravaggio), offre un ampio panorama sulla cerchia alpina e sui rilievi appenninici.
La montagna, meta di numerosi escursionisti, che possono trovare riparo presso il rifugio del CAI, è raggiungibile attraverso più sentieri. Si passa da una estesa pineta a pino nero a aspre zone di prateria intervallate da dirupi. Dall'alto si può godere la vista sulle vallate e in particolare sui valloni del Rio Lavezze e del Rio Morsone.
Il Monte Tobbio, costituito da rocce formatesi circa 150 milioni di anni fa, rappresenta una delle aree più interessanti dal punto di vista della flora e della fauna.
I laghi della Lavagnina nei Comuni di Casaleggio B. e Mornese sono stati realizzati alla fine del secolo scorso. Nascono dall'invaso artificiale del torrente Gorzente, costruito dalla Soc. dell'Acquedotto De Ferrari-Galliera per garantire l'approvvigionamento idrico di Genova. Nelle vicinanze si trovano ancora le tracce dei lavori minerari dovuti ai giacimenti auriferi sfruttati, con alterne fortune, fra il 1843 e il 1913.
Quando il lago artificiale inferiore è in secca, affiorano i resti del mulino dove il minerale aurifero, estratto nelle miniere di Moncalero, era lavorato per essere ridotto in lingotti.
A partire dal 1883 i laghi Lavezze, attuali laghi Bruno (dal nome dell'ingegnere ideatore dei lavori) e Lungo sono realizzati per alimentare in parte la rete idrica genovese. All'inizio della prima guerra mondiale l'acquedotto completa i suoi impianti con la costruzione del terzo lago: il lago Badana sotto la costa Lavezzara.
Il Piota, il Gorzente e il Lemme sono i corsi d'acqua più importanti. Interessati da bruschi dislivelli, provocano piccole cascate. Una intensa circolazione idrica sotterranea è l'origine di altri torrenti e sorgenti. Alcuni tra i principali rii sono: il Moncalero, il Lavezze, il Barabino, l' Acquestriate e il Roverno. Per secoli, lungo le sponde del torrente Gorzente, gli abitanti del luogo si dedicarono alla "pesca dell'oro": setacciavano le sabbie alluvionali aurifere e ne vendevano il metallo ricavato ai mercanti genovesi.
La ricerca dell'oro, nei secoli, ha interessato soprattutto il Gorzente e il Piota, il cui sfruttamento risale all'età romana. Nel Medioevo i potentati feudali cominciarono a accampare diritti sulle sabbie aurifere: nel 1212 furono i marchesi del Bosco, seguiti nel 1355 da quelli del Monferrato e dalla metà del XVI sec. dai Gonzaga di Mantova. Nell'Ottocento furono ottenute le concessioni per le miniere "Moglia Ferraio", "Alcione Mazzetta", "Cassinotto" e "Frasconi" sempre in Val Gorzente.
In località Lavagnina, nel 1852, fu addirittura costruito uno stabilimento metallurgico per la preparazione dei lingotti. Il controllo delle miniere fu assunto dalla "Soc. Anonyme des Mines d'or du Gorzente" di Lione, che alla fine del secolo le abbandonò. Soltanto la miniera "Frasconi", sotto il controllo belga, rimase in attività. Nel 1913 anche l'ultima miniera fu chiusa definitivamente.
Nel cuore dell'Oltregiogo, si trova l' altopiano di Marcarolo, un territorio dove storia, tradizioni e dialetti differenti si incontrano e si confondono. Intorno all'altopiano si sono intrecciati gli interessi economici e politici della Repubblica di Genova, del Regno Sabaudo, dell'Impero e dei tanti potenti locali.
Da Marcarolo, in epoche remote, passavano le "strade del sale", che mettevano in comunicazione la costa ligure con l'entroterra piemontese e assicuravano il transito di merci di prima necessità fra i due versanti.
Il territorio di Marcarolo è quasi sempre stato oggetto di interesse da parte della Repubblica di Genova sia per ragioni strategiche (controllo delle più importanti vie di comunicazione) sia per lo sfruttamento del legname, necessario per la costruzione delle navi.
Il Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo, istituito dalla Regione Piemonte con la Legge Regionale 31.08.1979, n. 52, ma costituito come Ente di gestione soltanto nel 1991, rappresenta l'unico vero polmone verde all'interno della Provincia di Alessandria.
Tra Piemonte e Liguria, su una superficie di poco superiore agli 8.000 ettari, si estende un territorio di grande interesse per le risorse minerarie e forestali, per la flora e la fauna.
Cuore del parco è la frazione di Marcarolo, situata a 754 metri di altezza.
