Langa Astigiana e Val Bormida

Cultura locale

Queste terre sono state mete di conquista delle più antiche popolazioni, dai vicini Liguri Statielli ai Romani, giunti nel II sec. a.C. e insediatisi fino alla caduta del loro impero, momento che segna l'avvicendarsi delle invasioni barbare.

Nella seconda metà del X sec. d.C. l'imperatore Ottone I concede a Aleramo, marchese del Monferrato, il possesso del territorio definito marchesato del "Vasto" (Guasto), perché da ricostruire dopo le scorrerie dei Saraceni.

Nel 1142, con la spartizione dell'eredità del marchese del Vasto Bonifacio (discendente di Aleramo), ha inizio la frammentazione politica della Langa Astigiana.
Molti Comuni diventano dominio di uno dei rami della discendenza, il più noto, quello dei marchesi Del Carretto, più precisamente del marchese Oddone I.
Da quel momento inizia un susseguirsi di dinastie e di famiglie che si contendono la proprietà dell'area.
Intorno al 1350, l'intera zona passa al casato di Giovanni di Monferrato, ma alcune famiglie cominciano a emergere nella vita politica: gli Scarampi e gli Asinari agli inizi del '400 si appropriano di alcune aree della valle.

La seconda metà del XVI sec. è caratterizzata dagli scontri tra Francesi e Spagnoli per la contesa del basso Piemonte, che terminano con la pace del 1559: le terre ritornano nelle mani delle famiglie da sempre dominanti.

Alleati degli Scarampi, i Savoia insieme ai Francesi e agli Svizzeri, si contrappongono al potere dell'asse Gonzaga - Spagnoli, dando vita tra il 1632 e il 1661 a una nuova serie di combattimenti.

Nel 1637 Vittorio Amedeo I di Savoia vince gli Spagnoli a Mombaldone e nel 1640 i Francesi costringono gli Spagnoli al ritiro a Casale.

L'alternarsi dei casati al potere si arresta il 15 agosto del 1708, con la consegna del Monferrato da parte del conte di Castellano (in nome dell'Imperatore) al duca di Savoia, Principe di Piemonte e Re di Cipro.

La storia più recente vede i paesi della Val Bormida protagonisti, come tutto il Basso Piemonte, delle vicende legate alle guerre napoleoniche e al Risorgimento.

Dopo la disfatta di Napoleone a Lipsia nel 1813 e il suo ritiro sull'isola d'Elba, cessa la dominazione francese e nel 1814 Vittorio Emanuele I di Savoia rientra in Piemonte.

Nella storia della Langa Astigiana si distinsero alcuni personaggi famosi: il tragediografo cinquecentesco Federico della Valle, lo scrittore Augusto Monti, il medico Arturo Aly Belfadel e il pittore Guglielmo Caccia detto il Moncalvo.

Sulla vita di Federico della Valle, ricordato da Croce e da molti altri critici letterari come il più grande autore teatrale del barocco italiano, non si hanno notizie precise.
Nacque nelle Langhe, forse a Vesime, nel 1560 e nel 1587 andò a Torino, al servizio della duchessa Caterina, figlia di Filippo II e moglie di Carlo Emanuele I. Non fu mai poeta di corte, ma ebbe un incarico amministrativo quale sovrintendente alle scuderie reali. Nel 1608 si trasferì a Milano, presso il governatore spagnolo, dove morì nel 1628.

Della sua produzione restano alcune opere teatrali: la tragicommedia "Adelonda di Frigia", le tragedie "Judit" (ispirata alla storia biblica di Giuditta), "Este" (l'eroina giudaica sposa di Assuero) e soprattutto "La reina di Scozia", che rievoca la fine di Maria Stuarda, giustiziata per ordine di Elisabetta di Inghilterra nel 1587.
Tema centrale delle opere di Della Valle è la religiosità, la coscienza del destino di morte in cui si avverte l'ispirazione del Tasso.

Un epitaffio sulla facciata del castello è l'unico segno visibile che Monastero Bormida ha dedicato allo scrittore e educatore antifascista Augusto Monti, esponente di spicco della cultura torinese tra le due guerre, maestro e ispiratore di tanti nomi della letteratura e della politica, da Pavese a Ginzburg, da Mila a Paietta.

Nato nel 1881, Monti fu professore del liceo classico Massimo D'Azeglio di Torino, dove si distinse per gli alti ideali di libertà in opposizione alla dittatura del regime fascista. Fu amico di Piero Gobetti e di Gaetano Salvemini e fu vicino alla "Voce" e a "L'Unità"; fu uno dei capi del Partito d'Azione e prese parte alla Resistenza, subendo il carcere, di cui le "Lettere a Luisotta", dedicate alla figlia, sono una testimonianza.

Attento ai problemi della scuola, pubblicò due importanti saggi, "Scuola classica e vita moderna" (1923) e "I miei conti con la scuola" (1965). Il suo lavoro principale è la trilogia piemontese "I Sanssossì", una saga familiare che attraversa più di un secolo di storia, da Napoleone alla Guerra Mondiale, letta attraverso le vicende del padre: il Sanssossì, lo spensierato.

Monti morì a Roma nel 1966, dopo aver scritto e pubblicato altre opere importanti, come "Ragazza 1924", "Vietato pentirsi", "Val d'Armirolo ultimo amore" e lasciando incompleta la biografia di Giustino Fortunato. Gli studi montiani hanno registrato un aumento di interesse con il convegno di Monastero Bormida nel 1991, in occasione del XXV anniversario della scomparsa e la riedizione de "I Sanssossì" e degli altri titoli montiani a opera della casa editrice Araba Fenice.

Arturo Aly Belfadel, nato a Petralia Sottana, in Provincia di Palermo, il 4 luglio 1872, si trasferì giovane in Piemonte dove, a Torino, frequentò l'Università laureandosi in Medicina e Chirurgia.
Fu medico condotto a Caluso e a Monastero Bormida, e si distinse per le ricerche storiche e linguistiche. Trasferitosi in Veneto, morì a Mirano il 6 luglio 1945.
Durante la prima guerra mondiale aveva diretto gli ospedali da campo di Casale e di Santa Maria di Sala e alla fine del periodo bellico gli fu conferita la croce di cavaliere e in seguito fu nominato cavaliere ufficiale.
La sua passione erano le arti e la scienza, ma anche le lingue straniere (parlava correntemente francese, inglese, tedesco e ungherese) e fu tra i primi fautori dell'esperanto. A 62 anni si laureò in Lettere a Venezia, con una tesi sul sanscrito; aveva già pubblicato le sue opere più note, soprattutto articoli sulle formazioni e i gerghi dialettali, oltre a pubblicazioni di carattere medico.
Per tutto il periodo in cui risiedette in Val Bormida raccolse materiale su Vesime e dintorni, che confluirono nella pubblicazione a lui dedicata e pubblicata da un gruppo di appassionati di storia locale.

Nel campo delle arti figurative emerge il nome di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo, pittore nato a Montabone nel 1568.

Nella parrocchiale del paese si ritiene che siano conservate due sue tele e altre due probabilmente della figlia Orsola. Delle quattro opere la più importante è la "Madonna del Rosario", che raffigura la Vergine con il bambino in braccio insieme a San Domenico e a Santa Caterina nel gesto di ricevere dalle mani della Madonna e del Bambino una corona, ai lati e in alto la serie dei Misteri fa da cornice all'evento.

Le altre opere rappresentano la "Madonna con il bambino e Sant'Anna", "San Rocco" e "San Vittore", patrono del paese.

Sempre al Moncalvo sembra sia da attribuire una tela raffigurante la "Madonna del Rosario", all'interno della parrocchiale di Monastero Bormida.

Negli ambienti artistici dei Comuni della zona, oltre al nome del Moncalvo, è citato un altro nome di grande rilievo, il Bramante, il cui contributo nella chiesa di Roccaverano è ancora da dimostrare.
Sembra che nel 1509, il vescovo Enrico Bruno, nativo di Roccaverano, commissionò al Bramante, o più probabilmente a un suo allievo, il progetto della parrocchiale.
La soluzione con cui si è sviluppato l'edificio a pianta greca è a tutti gli effetti di derivazione bramantesca.

Si possono citare esempi di ottima qualità anche tra le opere degli artisti locali: il ciclo di affreschi gotici nella chiesa cimiteriale di San Giovanni, nel Comune di Roccaverano, ricopre una notevole importanza nell'ambito artistico astigiano.