La trasformazione dell'economia tradizionale è in atto da decenni: il settore agricolo è andato in crisi a seguito dell'intenso sviluppo del secondario che ha interessato le basse valli e il circondario di Saluzzo e a seguito del processo di terziarizzazione.
L'economia della Comunità Montana soffre dei mali comuni a tutte le aree alpine, in particolare della mancanza di ricambio generazionale.
I dati sulla popolazione attiva mostrano che negli ultimi anni si è attestata oltre le 12.000 unità, dato che rappresentava al 1991 poco più del 43% della popolazione totale.
Esaminando i singoli settori di attività si rileva, tra il 1971 e il 1991, una perdita complessiva di 2.739 addetti all'agricoltura, che nel 1971 costituiva l'occasione di lavoro per il 50% della popolazione attiva; vent'anni dopo la stessa percentuale era pari al 27%.
Nello stesso periodo gli addetti al secondario sono passati da 4.000 a 5.000, con un aumento percentuale del 25% (passando dal 33% del 1971 al 42% del 1991 rispetto alla popolazione attiva).
Riguardo alla situazione generale della Regione e delle aree alpine limitrofe l'espansione del terziario è stata meno marcata: nel censimento del 1991 il 31% della popolazione era attiva nel settore che era l'occupazione principale nei Comuni di Revello, Pagno e Crissolo, ma ovunque con pochi punti percentuali in più relativamente alle altre attività.
L'Alta Valle Po - che contava al censimento del 1991 meno di 500 abitanti suddivisi tra i tre Comuni di Crissolo, Oncino e Ostana - ha avuto un'ulteriore contrazione di residenti nel corso degli anni '90. La situazione negativa è aggravata dall'invecchiamento della popolazione.
Queste difficoltà si ripercuotono sulla condizione professionale dei residenti: a fronte di un secondario quasi assente (soltanto 38 addetti), il terziario non è riuscito a raccogliere la forza lavoro espulsa dall'agricoltura (141 unità lavorative tra il '71 e il '91) perdendo oltre 50 addetti pari a quattro addetti su dieci del 1971.
Dal censimento del 1991 risultava che il 47% della popolazione in condizione professionale era attiva nel settore primario, ma soltanto il 14% aveva un'età inferiore ai 30 anni (14 unità). È un settore a rischio di ulteriore contrazione anche per la presenza del 30% circa di popolazione attiva in agricoltura che nel '91 aveva oltre 54 anni.
Soltanto a Crissolo il terziario pare avere numeri e possibilità di espansione anche grazie agli interventi di potenziamento dell'attività turistica bi-stagionale che sono stati avviati negli ultimi anni.
L'occupazione in agricoltura nel 1971 interessava ancora il 53% della popolazione attiva, ma nel 1991 si è ridimensionata al 29%: una diminuzione rilevante, più contenuta di quelle riscontrate in altre aree alpine limitrofe, grazie anche alla dinamicità dell'impresa agricola che ha saputo adeguarsi alle mutate condizioni del mercato.Il censimento del 1991 rilevava che il 19% degli addetti nel settore avevano meno di 30 anni, a dimostrazione di una capacità di rinnovo della forza lavoro nei Comuni della fascia pedemontana (Envie e Revello).
L'attività nel settore secondario interessava, nel 1991, il 40% della popolazione attiva con punte di rilievo a Paesana (43% circa), Sanfront (quasi il 50%) e Rifreddo (48%); anche a Gambasca e a Martiniana Po è l'occupazione principale con margini più esigui del settore primario.
Il terziario nel 1991 era l'attività prevalente solo a Revello - dove, comunque, i tre settori si dividono quasi equamente gli occupati - e raggiunge percentuali di poco inferiori al 40% degli attivi a Paesana.
Sono le attività del settore primario quelle prevalenti in questa valle nota per le produzioni pregiate di frutticoltura.
L'occupazione in agricoltura sfiora il 40% degli attivi, con un 13% di addetti di età inferiore ai 30 anni, percentuale che non garantirà il ricambio (il 36% degli addetti aveva, nel 1991, oltre i 54 anni di età), ma che indica capacità attrattiva del settore.
Il totale della popolazione professionale è aumentato di circa 150 unità, rimanendo invariata la percentuale di addetti rispetto alla popolazione residente (43%).
Nel settore primario la percentuale di addetti nel Comune di Barge è superiore a quella di Bagnolo Piemonte (27% degli attivi contro il 19%) con una presenza di addetti di età inferiore ai 30 anni pari al 19%.
Il secondario è l'attività dominante in entrambi i Comuni e rappresenta occasione di lavoro per il 46% della popolazione attiva; il terziario si è espanso raggiungendo il 31%, una percentuale inferiore a quella media che si riscontra nei Comuni della fascia pedemontana della Provincia.
