Il luogo per l'abbondante presenza di noci e di noccioli, era già noto ai romani come Nucetis.
Il territorio che apparteneva agli Aleramici, fu compreso dal 1142 nel Marchesato di Ceva. Ceduto da Giorgio II nel 1295 al vescovo di Asti ridivenne un feudo. Diversi furono i signori che lo dominarono, finché nel 1535 fu ceduto ai Savoia.
Da visitare è la parrocchiale di S. Maria Maddalena, in frazione Nicolini. Costruita nel 1889, conserva una statua in legno raffigurante il Salvatore e la Maddalena e una scultura della Madonna del Rosario, opere del Roasio.
La parte più antica del paese è costituita dalla frazione Villa dove sorge il castello e la chiesa parrocchiale dei Santi Cosma e Damiano in stile romanico.
All'interno si può ammirare una tela della Madonna del Rosario del 1639. Sempre in frazione Villa si trovano anche due chiesette romaniche dedicate a S.Lucia e a S.Bernardo.
Famosi sono anche i ponti di Nucetto: quello romano collegava la frazione Roata alla frazione Nicolini.
Un altro ponte importante in marmo bianco di Garessio, è quello sul Tanaro che fu abbattuto nel 1943 per ostacolare l'avanzata delle truppe tedesche e ricostruito nel 1950.
I toponimi medioevale Perlus e Perlum si fanno risalire al latino Pirolus, "pero cervino", con evidente riferimento a questo albero da frutto.
Sorto probabilmente nel III secolo come borgo di Nucetto, acquistò in epoca feudale la propria autonomia quale nucleo fortificato dai signori del Marchesato di Ceva, di cui seguirà per secoli le sorti.
Dopo la conquista a opera di Carlo II di Savoia, ne furono investiti nel 1541 Giulio Cesare Pallavicino e in seguito Alfonso Del Carretto, il cui discendente lo ridonò a casa Savoia nel 1558.
Passato da Carlo Emanuele I a Giuseppe Cambiano di Ruffia, ne entrarono successivamente in possesso i Faussone, i Pallavicino, Antonio Carlo Guerra e infine Angelo Porrazzo nel 1762.
Le origini romane di Perlo paiono confermate dall'antica cappella di San Felice, sul colle della Rama. Secondo alcuni studiosi vi sarebbe stato praticato il culto pagano della dea Iside, come testimoniato dalla scritta leggibile sino alla metà dell'Ottocento al di sopra dell'altare maggiore: "Olim Isidi dicatum", cioè "un tempo dedicato a Iside".
Il castello, eretto da Giorgio II detto il Nano nel XIII secolo, dotato di quattro torri e di mura di cui rimangono solo i ruderi, conferma come nel Medioevo gli fosse affidato un ruolo di primo piano nella difesa del Marchesato di Ceva.
La presenza saracena è provata dalla grotta dei Saraceni, tra Perlo e Murialdo, le cui tre gallerie, secondo la tradizione popolare, furono abitate dai saraceni nel X secolo.
Fu probabilmente un villaggio ligure, trasformatosi in colonia romana nel II secolo dopo Cristo.
Fu conquistato dai Saraceni nell'835, che vi costruirono un fortilizio, di cui si notano tuttora alcuni ruderi.
Appartenne ai territori donati da Ottone I al marchese Aleramo, fu dominio dei marchesi di Ceva, i quali nel 1295 lo cedettero alla Repubblica di Asti, conservandone l'investitura. Nel 1348 fu conquistato dai Visconti . Il feudo di Bagnasco appartenne a parecchie famiglie, tra cui i Del Carretto che lo cedettero nel 1588 a Carlo Emanuele I, duca di Savoia.
Sul versante opposto a Bagnasco, a quota 851, sorge un'antica cappella, la quale, secondo un'iscrizione latina sembra sia stata eretta sopra i resti di un castello saraceno intorno all'anno mille, e conserva alcuni affreschi molto deteriorati del '400 di ispirazione provenzale.
La parrocchiale di S. Antonio fu costruita intorno al 1400 in stile romano-lombardo e riedificata in forme barocche nel 1700. Possiede un quadro attribuito a Gaudenzio Ferrari, una statua della Madonna del Rosario del '600 e alcuni tondi del '700, una statua di Sant'Antonio e una pala da altare in cuoio cotto.
La chiesa barocca di Santa Margherita risale al 1600 e presenta rimaneggiamenti del XIX secolo.
La cappella di S. Rocco , posta a guardia del cimitero, è considerata monumento nazionale per la volta a spicchi.
Sulle alture a ridosso di Bagnasco si notano distintamente due ordini di mura disposte a cuneo, al cui vertice troneggia una torre cilindrica ancora ben conservata; è quanto rimane del grandioso castello , la cui distruzione avvenuta nel 1555 si attribuisce al maresciallo De Brissac.
Una caratteristica di Bagnasco è il ponte sul Tanaro detto impropriamente napoleonico, costruito dai Francesi verso la metà del secolo XVI in occasione dell'apertura della strada di collegamento tra Piemonte e Liguria.
Paetra Auriola si chiamava nei tempi antichi: un nome derivato dalla presenza di oro nelle viscere dei monti circostanti.
Al 967 risale il più antico documento, quando l'imperatore Ottone I donò al marchese Aleramo i paesi dell'Alta Val Tanaro e tra questi era citato anche Priola. Ulteriori notizie si hanno da un atto di donazione del feudo fatto dal marchese Olderico Manfredi nel 1033, a favore del monastero di S. Giusto a Susa.
Passò nel 1260 al conte Carlo di Provenza, signore di Alba, che investì di questi luoghi i marchesi di Ceva, che a loro volta lo cedettero al Comune di Asti. Tra le varie Signorie che si avvicendarono nel dominio del paese, i membri della famiglia Pallavicino assunsero il titolo di marchesi di Priola.
Su di una rupe, al di là del Tanaro rimangono le rovine del castello fortificato del 1300, appartenuto ai marchesi di Ceva e di Priola. Dell'imponente maniero distrutto nel 1518, si possono vedere le massicce mura e la torre angolare.
Sempre nello stesso borgo si trova l'antica chiesa parrocchiale di S. Desiderio , fondata nel 1270 e poi ricostruita. Nella chiesa si conservano un altare in legno ed un organo, antichi e preziosi.
Varcato il Tanaro, oltrepassate le rovine dell'antico monastero benedettino di San Giusto, si arriva nella frazione Casario. In posizione panoramica si trova l'antica cappella di S. Bernardo , costruita su di un fortilizio. Il suo interno con la volta a botte è decorato da affreschi del 1400, che raffigurano immagini di santi tra cui S, Antonio Abate, S, Giorgio, S. Sebastiano ed il Cristo Pantocratore.
La parrocchiale di Casario che era dedicata a S. Giusto, fu eretta nel 1580, ma la sua sede fu trasferita nel 1840 nell'antica cappella di S. Rocco del 1630. La chiesa conserva preziosi affreschi e un organo del Vegezzi-Bozzi.
La parrocchiale della fraz. Pievetta, è dedicata all'Assunta ed è stata fondata nel 1560. Fu ricostruita intorno al 1690 e ultimata in stile barocco piemontese nel 1712.
Le grotte e le pietre incise sono la testimonianza che popolazioni molto antiche popolarono il territorio già migliaia di anni fa.
Testimonianze architettoniche del passato sono conservate nelle sue borgate, si distinguono il complesso medievale del Borgo Maggiore con i resti del castello e delle mura, la confraternita e il battistero di S.Giovanni, le chiese e il santuario di Val Sorda, le decorazioni e i portali delle case del Poggiolo, il ponte che dà il nome al cuore economico e commerciale a cavallo del Tanaro.
Garessio possiede anche una torre saracena in località Barchi, a pianta circolare, in blocchi di pietra squadrata, di epoca antecedente al 900, che è stato oggetto di restauro del Gal Mongioie e del Comune di Garessio.
Il castello reale di Casotto agli inizi fu una Certosa, la prima in Italia. Fu fondata nel XI secolo dallo stesso S. Bruno che veniva dalla grande Chartreuse, presso Grenoble, per andare a Roma. Nel 1800 fu acquistato dai Savoia e trasformato in castello di caccia.
Fra gli eremiti che costituirono il nucleo originario dei certosini e che in principio vivevano in piccole capanne (otto in tutto, da cui forse "Case Otto", cioè Casotto) ci fu il beato garessino Guglielmo Fenoglio.
Ormea fu anticamente abitata dai Liguri Vagienni e poi conquistata dai Romani , come attestano alcuni reperti archeologici rinvenuti nella zona.
All'inizio del X secolo subì le incursioni dei Saraceni che costruirono sulle alture torri e rifugi tuttora esistenti.
Nel Medioevo fu eretta a Marchesato e successivamente divenne Città.
I ruderi del castello dalla collina di S. Mauro dominano il capoluogo; il maniero, sorto nel X secolo, fu ampliato e fortificato in fasi successive sino al 1625. Fu distrutto dai Francesi nel 1794.
Il nucleo urbano originario insiste attorno alla principale Via Roma, dalla quale si snoda la rete dei vicoli, in dialetto " trevi ", dove si scorgono edifici con antichi affreschi, fregi e portali che testimoniano la passata architettura locale.
La Chiesa Parrocchiale, dedicata a S. Martino Vescovo, risale al 1300; è sovrastata dal campanile romanico del X secolo, al di sotto del quale vi era l'antica porta di accesso alla città.
Da Ormea si possono raggiungere la collina di San Mauro con l'omonima chiesetta e i ruderi del castello, il Santuario dell'Albareto detto anche della Madonna delle ciliegie, l'altura del Castelletto oppure percorrere i sentieri che costeggiano il fiume Tanaro e il torrente Armella.
Fu feudo della famiglia Cepollini conti di Alto e Caprauna, che fecero erigere nel 1320 il castello che domina il paese.
La parrocchiale di S. Michele Arcangelo fu costruita verso la fine del 1600, mentre l'antica parrocchiale, ora sconsacrata, e il campanile, risalgono al XV secolo.
Nei pressi del cimitero sorge la cappella di S. Sebastiano con affreschi del '400, ormai in stato di abbandono.
La chiesa parrocchiale di S. Antonio fu costruita probabilmente agli inizi dell'epoca barocca, nella seconda metà del 1500. Vicino alla parrocchiale si trova la Chiesa della Confraternita di S. Bartolomeo, di origini remote.
Il Comune di Briga Alta è costituito da tre frazioni e si colloca tra la Francia e la Provincia di Imperia.
La frazione capoluogo è Piaggia , a quota 1310 m., le altre due sono Upega 1291 m. e Carnino 1397 m.
Il territorio molto montuoso si estende per 5351 ha fra un'altitudine che va dai 1291 ai 2651 m.
Upega è un villaggio tipicamente montano, le sue case presentano la particolarità di avere numerosi piani che le fanno apparire grattacieli in miniatura. Le stradine, simili a vicoli di un labirinto, sono ricavate nella roccia.
Carnino è concentrato in due frazioni (Inferiore e Superiore), addossate in una conca chiusa da alti monti. Buona parte delle abitazioni servono ai pastori nel periodo della transumanza.
Piaggia dista solo un paio di km. da Monesi, stazione sciistica dotata di impianti di risalita. Anche la zona di Upega è apprezzata per le piste da fondo e per le sue attrattive naturali quali le vene del Negrone, l'orrido delle Fascette e le numerose grotte.
Dal punto di vista speleologico la zona del Marguareis è la più importante di tutto il Piemonte ed è di notevole importanza anche a livello mondiale.
Tra le località di maggior interesse: il caratteristico laghetto con Santuario in località Madonna del Lago (1000 m..); il Bosco delle Navette, le grotte carsiche nel Comune di Briga Alta e le sorgenti delle vene del Tanaro a Ormea; le grotte di Caprauna; la grotta dei saraceni raggiungibile da Perlo; l'escursione fra i castagneti secolari da Villa di Nucetto al Pilone di Battifollo; quella al rifugio Mongioie da Viozene di Ormea; da Garessio a Valsorda, da Caprauna al Monte Guardia, oppure ancora quella da Priola a San Bernardo di Casario e di lì al Monte Sotto o a Prato Rotondo.
In Alta Val Tanaro si possono praticare moltissimi sport a contatto con la natura: arrampicate, volo libero, pesca e canoa nel fiume Tanaro, escursioni a piedi, a cavallo o in mountain.bike sui numerosi sentieri, golf, e d'inverno, sci di fondo e da discesa sulle piste della Valle.
Il bacino sciistico della Comunità Montana comprende stazioni per la discesa a Briga Alta (Plateau e Monesi), a Garessio (il comprensorio Garessio 2000 con 30km di piste e 5 impianti di risalita) e ad Ormea (Aimoni con 2 impianti di risalita) oltre che piste per il fondo a Briga Alta - Upega (Madonna della neve - Km. 5 omologata FISI e torrente Negrone), Ormea (Cantarana - Km. 5 omologata FISI).
A Briga Alta si possono praticare anche l'arrampicata su cascate di ghiaccio e le escursioni su racchette da neve nel " Bosco delle Navette ".
Molto interessante è il percorso " I sentieri dei Saraceni ", che collega tutti i Comuni della Comunità Montana e alcuni tratti possono essere percorsi in mountain-bike o con i cavalli.
Per quanto riguarda l'arrampicata su roccia, l'Alta Val Tanaro offre numerose palestre e vie dalle difficoltà diverse, nei Comuni di Alto, Bagnasco, Briga Alta, Garessio e Ormea.
Tra gli sport va segnalata la pesca nelle acque del Tanaro, tra cui la Riserva di Ormea , inclusa dalla rivista "Capital" tra le sette migliori d'Europa. Il Tanaro consente anche la discesa in canoa nei tratti tra Viozene e Ponte di Nava, Cantarana e Ormea, Ormea e Garessio, Nucetto e Ceva.
Un'attività che offre straordinarie possibilità sul territorio è la speleologia nelle grotte di Perlo, Priola, Bagnasco, Garessio, Ormea e Briga Alta.
Il volo libero (parapendio e deltaplano) è molto diffuso, con partenze da Madonna del Lago ad Alto, da Cascine o da Viozene di Ormea, dal Monte Mindino a Garessio.
