Valle Pellice

Cultura locale

Storia in Val Pellice

Per la Val Pellice potrebbero essere scritte tante storie, da più punti di vista. Uno di questi è legato al movimento ereticale medioevale dei Valdesi, diventati in seguito, almeno fino al XIX secolo, l'unica chiesa riformata protestante presente in Italia.

Ma il territorio valligiano fu anche zona strategica di passaggio e di conquista di diverse invasioni francesi. Diede i natali a importanti signorie feudali e sviluppò un'economia e una cultura transfrontaliere.

Dei diversi centri della valle, Luserna ebbe l'importanza maggiore per la zona, specie dal XV secolo alla Rivoluzione francese, quando rivestì un ruolo di centro politico ed economico

I popoli antichi

La Valle fu popolata dal Neolitico (epoca della pietra levigata, in cui sono iniziati l'agricoltura e l'allevamento degli animali), circa due millenni a.C., come testimoniano alcune incisioni rupestri.

Si trattava di diverse tribù, di lingua pre-indoeuropea, insediate nell'Italia del nord. Quando i Romani le hanno conosciute, verso il I secolo a.C., queste popolazioni primitive erano già mescolate ai Celti (o Galli). Molte tracce del loro passaggio sono rimaste nella toponomastica, che, a causa di questa mescolanza, si definisce "celto-ligure". Ad esempio i suffissi in "asc": Frossasco, Subiasco; in "ogna": Angrogna, Ciamogna, oppure termini come "bric": collina, monte, da cui, Bricherasio, collina dei Quariati, tribù che ha dato il nome alla vicina Val Queyras.

I Romani erano interessati ad assicurarsi i transiti alpini verso la Gallia, attraverso il Moncenisio e il Monginevro.

Nel V secolo assistiamo all'invasione dei barbari, popolazioni provenienti dal nord Europa.

L'avvento del cristianesimo nelle Alpi Occidentali risale al IV secolo. Per quanto riguarda la Val Pellice si ipotizza che la sua cristianizzazione possa essere attribuita a San Marcellino, vescovo di Embrun, ipotesi avvalorata dal fatto che l'unica chiesa in Italia dedicata a questo santo è a Bibiana.

Negli ultimi decenni dell'impero romano, il Piemonte è percorso da orde di barbari: prima i Visigoti di Alarico, poi gli Eruli di Odoacre, i Goti di Teodorico e i Bizantini.

Nel 774, i Franchi batterono definitivamente i Longobardi e Carlo Magno, diventato signore delle Alpes Cotile, le inserì nell'ordinamento del Comitato di Torino.

Nel IX secolo giunsero i Saraceni: ne rimangono testimonianze nell'archeologia, nel linguaggio, nella toponomastica, come Moumaou e Barma dar Servagge nella Coumba di Charbounié e nei cognomi quali: Salvay, Salvagiot, Morel. La loro cacciata definitiva avvenne verso il 985, lasciando le vallate alpine spopolate e disorganizzate. Alla fine di questo periodo si ebbe lo sviluppo dei grandi monasteri, come quelli di Abbadia Alpina, Staffarda, Santa Maria di Cavour.

Alle famiglie signorili che avevano collaborato alla cacciata dei Saraceni, furono assegnate in premio i feudi, tanto che l'undicesimo secolo segnò l'inizio della storia della feudalità nella valle.

Signori e servi

I veri padroni della Val Pellice furono i signori omonimi, suddivisi in tre rami principali: Manfredi, Rorenghi e Bigliori, che estendevano il loro dominio fino a Bibiana, Campiglione e Fenile.

Nel corso del XVI secolo fiorì l'emancipazione comunale: ogni paese reclamava la propria autonomia fiscale, economica e legale di fronte ai signori.
Le lotte antifeudali mescolarono la rivendicazione economica alla proclamazione della fede valdese. Le chiese valdesi ripetevano lo stile organizzativo dei comuni e viceversa, mentre s'andava approfondendo la divisione fra i contadini, per lo più valdesi, e i cattolici, abitanti dei borghi.

Il secolo che seguì si identificò con questa conflittualità religiosa.
Il Seicento fu segnato dalle guerre di religione e da alcuni flagelli, come la peste del 1630 che colpì oltre seimila persone.
Il Settecento ridonò stabilità al territorio valligiano.

Gli alberi della libertà

La Rivoluzione francese anche nella valle, unitamente al periodo napoleonico, portò aria di libertà. Spazzati via gli ultimi privilegi feudali, piantati sulle piazze gli alberi della libertà (a Luserna è stato tagliato soltanto pochi anni fa), per la prima volta anche i valdesi venivano considerati cittadini.
La caduta di Napoleone segnò il ritorno dei Savoia negli antichi possedimenti: fino al 1848, la valle non avrebbe più goduto di libertà costituzionali, né i valdesi partecipato alla vita pubblica. Da quella data in poi, le vicende della valle seguirono le tappe della storia d'Italia.

Bibliografia:

  • PITTAVINO Arnaldo, Storia di Pinerolo e del Pinerolese, Milano, 1963
  • JALLÀ Jean, Legendes des Vallées Vaudoises, Torre Pellice, 1963
  • PRIEUR Jean, La Province Romaine des Alpes Cottiennes, Centre d'Etused Gallo-Romaines, Lyon, 1968