Valle Pellice

Leggende

Le fate

Secondo le leggende nella valle c'era un grande lago che ricopriva tutta la Conca del Pra e che venne svuotato dalle fate custodi, facendo precipitare fin nella pianura la cresta rocciosa che lo conteneva e che costituì poi la Rocca di Cavour.

La presenza delle fate (fantina, nella parlata valligiana) era molto diffusa: dalle rocce dei Barriound di Bobbio alle alture di San Giovanni, dalle colline di Bibiana ai Roul sopra Rorà, fino ai valloni più inaccessibili.

Vivevano in grotte, per esempio alle Tane in Val d'Angrogna, nei pressi di laghi come la creatura del lago Malcounsei o su rocce, da cui lasciavano cadere il loro fuso, dispensatore di felicità per chi l'avesse toccato.

Diavoli e selvaggi

L'"uomo selvatico" (o "selvaggio") nel folclore locale viveva nel vallone del Guichard, "sconfitto" da un paio di scarpe nuove con i lacci ancora legati insieme, oggetto di una cultura a lui non appartenente.

Il diavolo, cacciato dal Paradiso lasciò, cadendo, un'impronta dove s'innalza il roccioso torrione del Castelluzzo. Le anime dei dannati rovesciate dalla sua gerla, ruzzolarono nella pianura, andando a formare la Rocca di Cavour.
La presenza del diavolo viene segnalata pure più a valle, nei pressi del ponte di Bibiana, dove sarebbe stato, secondo la tradizione, l'artefice di un incredibile buco scavato nella roccia per portare l'acqua nei prati, in cambio dell'anima di un monaco.

Le vicende legate alla lotta della popolazione valdese in difesa della propria fede fornirono lo spunto per adattamenti di episodi biblici, come nella vicenda del giovane valdese, novello Davide, che con una freccia colpì in fronte il Nero di Mondovì, temuto comandante delle truppe inviate per cacciare gli infedeli, e narrazioni quasi sul filo dell'epica, come nei diversi racconti sulle imprese astute e audaci di Gianavello.

Stregoni e "masche" sono personaggi ricorrenti nelle narrazioni delle veglie serali, ricordati pure nell'intitolazione di una strada collinare verso Bricherasio.