Valle Pellice

La pietra di Luserna

La Pietra di Luserna è una delle varietà più conosciute di gneiss lamellare che affiora su un'area di circa 50 Km, tra la Val Pellice e la Val Po.

Si ha notizia dell'uso di questa pietra già in epoca romana, ma è solo con il Medioevo che si attiva uno sfruttamento sistematico delle primissime cave. Con il riconoscimento dei Comuni da parte dell'imperatore Federico Barbarossa, nel 1183 (Pace di Costanza) si instaura il principio del libero accesso alle cave per chiunque ne scopra di nuove.

I Valdesi, fuggiti agli inizi del XIII secolo dalla vicina Francia a causa delle persecuzioni religiose, furono i primi cavatori. Fu la necessità di costruirsi nuove case che spinse i valdesi prima e i valligiani poi, al perfezionamento delle tecniche estrattive e della lavorazione della pietra.

Dopo l'inverno bisognava asportare tutto il materiale detritico che copriva la pietra. Per tagliare la pietra si praticavano fori a distanze di 20-30 centimetri nei quali si inseriva l'esplosivo a base di salnitro; nella spaccatura si infilavano dei cunei, i punchot, battendo sui quali si otteneva il distacco completo del blocco dal filone. I vari blocchi, ridotti a dimensioni più piccole, erano trasportati sul piazzale antistante la cava con carrelli su rotaie o su rulli di legno, i curlou. Da qui partivano per le diverse destinazioni, o per l'immagazzinamento a Luserna, caricati su slitte in legno di faggio.

Il commercio con Torino

Dal XVIII secolo, e per tutto il XIX secolo, lo scambio commerciale dipese dalla fornitura di lastre per marciapiedi, tuttora presenti nel centro storico, di lose di copertura, usate per la Mole Antonelliana e per il palazzo di piazza Vittorio Veneto.

Una tale quantità di materiale escavato implica un'altrettanta quantità di detriti. Ogni anno nel solo bacino di Luserna San Giovanni si producono circa 230.000 mc di materiale di scarto che si vanno ad aggiungere agli oltre 2.000.000 già presenti sul territorio.

Sono state proposte varie ipotesi di riutilizzo che dipendono dalle dimensioni dei blocchi. Per quelli più ingombranti si è proposto l'uso nelle opere di risistemazione idraulica degli alvei dei torrenti, di contenimento di scarpate, di realizzazione di murature "a secco"; per gli elementi più piccoli, si pensato a un impiego nei sottofondi stradali, nelle opere di bonifica e come inerti nei conglomerati.

In Luserna San Giovanni le cave attive sono circa una decina, le persone addette all'escavazione sono circa 120, quelle alla lavorazione e al trasporto circa 680 che, sommati agli addetti dell'indotto portano a neanche 2000 addetti in un'industria che avrebbe enormi possibilità di sviluppo.