Valle Pellice

Le tradizioni

Corali

Il canto ha una antica tradizione: dai vecchi salmi cantati dal popolo valdese al tempo delle persecuzioni religiose, ai nuovi canti e inni importati dopo la Riforma fino alle canzoni, per la maggior parte a sfondo storico e morale, cantate nelle veglie invernali.

Si cantavano salmi, si cantavano varie "complaintes" come quella di "Merindol" (1545), di "Des Ubas" (1745), di "La mère de Roussel" (1728). Si intonavano canzoni come la storica "Baron Litron".

Dopo la Riforma, la chiesa valdese si arricchisce di canti sacri raccolti nell' Innario italiano e nello Psaumes et Cantiques.
Oltre a questa preziosa raccolta di inni e di musica sacra, esistono libri come il "Cento canti" e il più recente "Cori e Canzoni", ricchi di canti riproposti in occasione di incontri canori.

Già fin dal XVIII secolo il canto fu insegnato nelle scuole domenicali dai maestri di scuola, chiamati maìtres chantres.

In Val Pellice si costituirono varie Corali di chiesa, sul finire dell'Ottocento. Oggi le Corali sono cinque: Luserna San Giovanni sorta nel 1866; Torre Pellice sorta nel 1912; Bobbio-Villar Pellice, Angrogna e Rorà sorte negli anni venti e trenta.

Cori

Nel 1958 nasce il Coro Alpino Val Pellice che ha portato i canti popolari in Svizzera, in Germania, in Belgio e in Argentina.

Nel 1962 nasce a Bibiana il Coro Amicizia; nel 1971 si forma a Torre Pellice il Coretto del Collegio Valdese che si è esibito anche in Svizzera e in Germania.

Nel 1975 nasce il Gruppo Corale del Teatro Angrogna, specializzato in canti sulla Resistenza partigiana e di protesta. Sempre nel Comune di Angrogna, nel 1989, nasce il coro maschile La Draja.

A Villar Pellice, tra il 1984 ed il 1989 si riunisce un gruppo per lo studio della polifonia e dell'analisi musicale profana e religiosa protestante.

La chiesa cattolica ha al suo attivo la corale Schola Cantorum, la più antica della valle perché nata nel 1854.

Musica popolare, danze

La musica tradizionale è collegata alle vicende della comunità valdese ed è assimilabile a quella della Val Germanasca, con la quale esiste un forte legame sia per l'affinità religiosa, sia per la prossimità geografica.

Della tradizione locale è documentato soprattutto il repertorio cantato, la cui trasmissione è stata favorita dall'ampia diffusione di quaderni di canzoni ("cahiers" in francese, "libbre da chansoun" in patouà) in cui i valligiani trascrivevano i testi dei brani da loro conosciuti: i più antichi risalgono alla fine del Settecento.

Nei canzonieri convivono elementi della cultura materiale di impronta montanara e della cultura spirituale di estrazione evangelica.
Un esempio di questa varietà di generi è il repertorio del più noto cantore popolare della vallata, Roberto Tagliero di Villar Pellice, detto "Robert le Diable".

Per quel che riguarda il repertorio coreutico, nell'area vicina si è conservato, strutturato in tre danze occitane principali (courènto, bouréo, espouzino), articolate in numerose varianti.

La pratica del ballo è stata fortemente osteggiata in passato dalle autorità religiose, o forse sono mancate in loco figure rappresentative di suonatori, per garantire la sopravvivenza di un repertorio di danze tradizionali; l'attenzione dei ricercatori si è concentrata soprattutto sul canto, sul repertorio ritenuto più specificatamente valdese (canti storici e complaintes), enfatizzandone l'importanza rispetto all'effettiva presenza di questi brani nella tradizione orale.