Val Sangone

Ambiente e territorio

Coazze

Circondata dalle più alte e note vette della Val Sangone : il M. Robinet, 2679 m., il M. Rocciavre, 2778 m. e la palestra rocciosa dei Picchi del Pagliaio, Coazze si estende su un terrazzo naturale, delimitato a valle dal corso del Sangone che riceve quale affluente il Sangonetto. La freschezza del clima, la quiete favorita dall'ombra di secolari castagneti e faggeti, la bellezza del paesaggio e l'attrattiva delle innumerevoli gite ed escursioni alpinistiche, permettono a Coazze di conservare quel!a fama per cui in passato venne definita «colonia di villeggianti», ispirando il racconto «Taccuino di Coazze», al suo più illustre ospite: Luigi Pirandello. Il ruolo di centro di villeggiatura è testimoniato dalle numerose splendide ville, spesso con belle torri, che circondano il vecchio borgo medioevale, inghirlandando con i loro parchi ombrosi il susseguirsi di variopinti giardini.

Su esse emerge l'antica massiccia torre campanaria, con la celebre curiosa epigrafe "Ognuno a Suo Modo", a perenne testimonianza del carattere fiero e indipendente dei montanari dell'alta Val Sangone, che ebbero sempre l'ardire di esprimere le proprie opinioni e richieste in ogni epoca e circostanza: sudditi della famiglia feudataria dei Feyditi e poi degli Abati di San Michele della Chiusa, coinvolti nelle lotte di religione tra cattolici e valdesi. Diventa importante centro economico per la lavorazione del ferro, oltre che essenziale sentinella del ducato sabaudo, nel sovente tragicamente vano compito di arginare, con i forti di San Carlo e di San Moritio, il transito delle armate francesi al Colle della Roussa.

Con la Resistenza la storia riserva a Coazze una pagina più gloriosa, sebbene pagata con troppe rovine e vittime, come ben testimonia l'Ossario dei Caduti a Forno, nei pressi dell'altrettanto celebre luogo di quiete e preghiera costituito dal Santuario dedicato alla Madonna di Lourdes.

Oggi Coazze, oltre all'industria del soggiorno estivo, trae vita dall'attività agricolo-pastorale (rinomata, accanto alle mele ed alle castagne, la produzione dei latticini) ed ha una considerevole rinascita l'artigianato tipico, soprattutto del legno.

Giaveno

Ai piedi di una amena conca boschiva, trapuntata dalle sue cento antiche borgate, adagiate su un dolce saliscendi di ospitali e fertili colli, Giaveno si estende sull'azzurro pianeggiante ventaglio disegnato dagli affluenti del Sangone.

Le antiche torri del suggestivo centro medioevale e l'elevato celebre campanile volgono lo sguardo su un ricco comune agricolo e commerciale. Ha, Giaveno, un glorioso passato di antico villaggio romano «Vicus cui nomen erat Gavensis", come viene per la prima volta citato nel documento con cui il cronografo della Novalesa descrive il passaggio di Carlo Magno per aggirare le truppe longobarde alle Chiuse di San Michele. Ma anche gli elefanti cartaginesi, allorche il loro condottiero (per alcuni lo stesso Annibale) esclamò il famoso IAM VENI, finalmente giunsi, che l'avrebbe relegato alla leggenda.

Alla fine del XVII secolo l'incendio ed il saccheggio dell generale Catinat che sfoga la vendetta francese contro le torri che proteggono uno dei più importanti centri economici del Ducato Sabaudo.
Tra i monumenti di Giaveno è considerevole per la sua maestosità la Chiesa Parrocchiale di S. Lorenzo che occupa tutto il lato orientale della piazza principale. Nacque come sede dell'omonima Collegiata nel 1622.

Sul lato opposto della piazza, seminascosta dall'imponente torre campanaria, sorge la chiesetta dell'antica Confraternita dei "Batù o flagellati", che, ormai sconsacrata, ospita varie iniziative culturali, tra cui una stagione di concerti di musica classica.

Centri di attrazione turistica sono poi i parchi pubblici che avvolgono antiche ville signorili, tra cui la"Villa Favorita", sede della Comunità Montana Val Sangone e alle spalle della celebre fontana del "Mascherone", il "Palazzo Marchini", sede dell'Amministrazione Comunale.

Fra gli immediati dintorni è perenne meta di pellegrinaggi il noto Santuario del Selvaggio, eretto in slanciato elegante stile romanico lombardo nel 1926 su un'antica cappella del '600.

Noto centro di villeggiatura e di residenza stanziale, caratterizzata dal fenomeno del pendolarismo, Giaveno sta superando la recente crisi dell'industria locale con un organizzato incremento delle attività agricole e silvo-pastorali e con iniziative artigianali e turistico commerciali.

Reano

In un antichissimo anfiteatro morenico, adagiato al centro di una verdeggiante conca, protetta dai rilievi che separano il corso del Sangone da quello della Dora Riparia, Reano si estende su collinette e poggi costellati da frazioni, case coloniche, linde villette residenziali, dalle quali emerge il sontuoso turrito castello medioevale. Gli imponenti spalti che lo circondano, le massiccie torri merlate, il parco lussureggiante e gli adiacenti giardini pensili, testimoniano il suo illustre passato di dimora principesca: fu infatti sempre possesso di celebri famiglie di magistrati, generali e nobili, tra cui le più famose furono i Dal Pozzo, che assunsero il titolo di Conti di Reano e quindi dal Papa quello di Principi della Cisterna, con facoltà di coniare moneta.

È ancor oggi famosa la festività di S. Rocco, il 16 agosto, con la tradizionale manifestazione del «salto sul carro», con cui si ricordano i tempi feudali allorche in quella giornata dall'alto del carro i sudditi del borgo avevano la possibilità di esprimere in versi piemontesi le loro lamentele al feudatario. Reano ha conservato nei secoli una autonomia locale tipicamente agricola, a carattere prevalentemente familiare: si producono cereali e foraggi, mentre nelle zone più collinari radi vigneti sono fasciati da un susseguirsi di boschi cedui ove prevale il castagno ed il rovere.

La maggioranza della forza lavoro è tuttavia oggi occupata in settori dell'industria o del terziariodei più grossi paesi adiacenti o del vicino capoluogo piemontese.

L 'aspetto ecologicamente puro di questa amena valletta fa di Reano una zona molto ricercata, oltreche per le scampagnate domenicali e la villeggiatura estiva, soprattutto per la residenza stanziale.

Al turista che non potesse godere di questo privilegio, si consiglia la salita al Monte Cuneo da cui si gode un ampio panorama sull'intera Val Sangone incorniciata a est dagli specchi argentati dei Laghi di Avigliana.

Sangano

È un antico centro agricolo che per alcuni storici prese direttamente il nome del Sangone che ne delimita i confini dal lato nord. Mentre a sud il suo territorio comprende il rilievo boscoso della catena prealpina che scende a cuneo verso Piossasco, separando la valle del torrente da quella della Chisola. Il culmine di questa dorsale corrisponde al Monte Pietra Borga che con i suoi 926 m., raggiungibili tra faggi, querce e castagni in due ore di marcia dal centro abitato, costituisce un ottima postazione panoramica per spaziare sull'arco alpino, dal Monviso ai lontani monti della Valtellina.

La cosiddetta "Statale dei Laghi" attraversa la parte più antica del centro abitato ormai circondata da ordinati insediamenti residenziali. Su essi, già in lontananza, si scorge, la vetusta torre del Castello Abaziale, in quanto la storia antica di Sangano si identifica con le vicende medioevali del Monastero di San Solutore di Torino, a cui l'intera "curtem mangani" apparteneva, pur essendo inclusa nella castellania di Rivalta sotto la giurisdizione degli Orsini. Il massiccio castello presenta le linee severe dell'epoca mediocvale accanto ad elementi settecenteschi; continui rimaneggiamenti hanno fatto purtroppo perdere originalità agli interni.

Oggetto di recenti indagini storiche, l'interno del recinto del castello e gli scavi delle absidi dei resti dell'antica chiesa battesimale di Santa Maria dell'Assunzione che hanno portato alla luce reperti archeologici di epoca romana accanto a frammenti di affreschi medioevali.

Il passato agricolo e signorile di Sangano è testimoniato da imponenti ville rurali, tra cui quella chiamata "Concezione" con il suo grandioso parco giardino di stile napoleonico.

La conformità e fertilità del terreno favoriscono ancora oggi una intensa attività agricola, con prevalente produzione di cereali e foraggi e un considerevole allevamento di bovini.

Sono da segnalare attività artigianali nella lavorazione del legno e ferro battuto.

Trana

Antico e pittoresco centro abitato, tagliato in due dalla provinciale per Giaveno, sorge alle estreme pendici della catena prealpina ove il Sangone s'apre definitivamente la via verso la pianura. Il Monte Cuneo e la dorsale che scende da Giaveno lo proteggono dai venti e, con i loro folti boschi di castagno, nascondono alla vista suggestive e antiche borgate, intorno a chiesette che la leggenda vuole edificate per diffondere il cristianesimo in seguito al passaggio del santo evangelista Luca.

Proprio su una cappella romanica del primo secolo dedicata all'evangelista, sarebbe poi stato eretto nel 1772 il Santuario di Santa Maria della Stella, dalla statuetta su legno di cedro, ivi conservata, dopo essere stata scolpita dalle mani del Santo.

Sui castagni secolari che ombreggiano il fresco poggio ed il santuario si innalza, ormai simbolo della cittadina, un altissimo campanile, molto elegante nei suoi 50 m. di altezza. Sulle rive del Sangone, alla estremità opposta del paese, si eleva verso la pianura una torre quadrata alta 30 m., circondata dai ruderi di quello che era il «castello del Belvedere», prima che su esso si abbattesse la furia del generale Catinat alla fine del XVII secolo. Era un antichissimo castello sorto nel X secolo per arginare le scorrerie di ungheri e saraceni, quindi residenza della famiglia Falconieri, ramo cadetto degli Orsini, signori di Rivalta, nella cui castellania venne incluso questo territorio in epoca feudale.

Trana, grazie alla buona posizione e alla salubrità del clima, è ambita meta di villeggiatura estiva e di residenza stanziale, come testimoniano i nuovi complessi di eleganti villette sorte intorno al centro storico.

È considerevole il turismo festivo, soprattutto durante la stagione dei funghi ed in occasione delle festività dell'ormai celebre «Settembre tranese».

Valgioie

È il meno esteso dei comuni dell'Alta Val Sangone, ma le sue frazioni situate lungo la scesa che da Giaveno conduce al Colle Braida godono della più invidiabile posizione solatia e panoramica della vallata. Risalendo la Provinciale per la Sacra di San Michele, tra la valletta del Torrente Orbana e il versante meridionale del Monte Ciabergia (1178 m.), tra frutteti e boschi ricchi di funghi e castagni, si incontrano in successione pittoresche borgate rurali raccolte intorno a tipiche cappelle e graziosi campanili. Con lo sguardo sempre rivolto all'immenso panorama che, specchiandosi nei laghi morenici di Avigliana, può spaziare comodamente sull'intera alta valle del Po, si passa dai 580 m. di Molino ai 1000 m. del Colle Braida, attraversando Bussone, Combravino ed infine Chiapero, l'antico capoluogo con il palazzo municipale, la torre campanaria e la parrocchia in belle linee barocche dedicata a San Giovanni Battista.

Le remote origini di Valgioie risalgono alla dominazione longobarda: sotto il nome di «Valogia» compare in un documento del 588 con cui i legati del re Gontranno fissavano i confini della Diocesi di Moriana.

Per altri il nome sarebbe la derivazione di «Vallis Iudea», in quanto antico rifugio di una comunità ebraica perseguitata. È invece accertata la devastazione del paese e della chiesa parrocchiale subita nel 1693 da parte delle truppe francesi del generale Catinat.

Oggi Valgioie è un centro agricolo dedito prevalentemente alla frutticoltura e all'allevamento da pascolo, ma sempre più proiettato verso le attività turistiche.

Meta di escursioni domenicali per la tipica «merenda» grazie alla ricchezza di fresche acque, paradiso dei cercatori di funghi, è particolarmente noto il Colle Braida che, mettendo in contatto la Val Sangone con la Val Susa, favorisce il susseguirsi di magnifiche visioni sulla superba abbazia di San Michele della Chiusa.