La Val Sangone giace alle falde delle Alpi Cozie, alla sinistra del Sangone dal quale prende il nome. Giaveno è il suo Comune più esteso ed economicamente importante. Nei pressi di Giaveno la vallata ha la sua massima estensione, prima di chiudersi ad imbuto presso il villaggio di Trana. Alla destra le prealpi di Pravigero, con il Monte Pietra Borga, separano l'Alta Val Sangone dalla parte più bassa che con i Comuni di Sangano, Reano che tendono già a confondersi con la piana di Torino.
Difficile stabilire chi furono i primi abitatori della zona: mancano documentazioni precise di vita preistorica, anche se è facile immaginare che abbia cominciato a popolarsi quando, col ritirarsi degli imponenti ghiacciai del Chisone e della Dora Riparia, il clima diventò più mite e si prosciugarono i vasti allagamenti della pianura alle falde dei monti.
Sembrano confermarlo tracce di abitazioni lacustri rinvenute nell'anfiteatro morenico di Rivoli ed Avigliana, iscrizioni ed incisioni rupestri scoperte nel Pinerolese, oggetti di pietra scheggiata (asce, mazze, suppellettili) venuti sporadicamente alla luce nei dintorni (Villarfocchiardo, Mattie, San Germano Chisone, Villar Perosa).
Con l'avvento dei metalli pare ormai assodato lo stanziamento, in questa zona delle Alpi, di tribù liguri (Taurini, Magelli, Vibelli) alle quali si amalgamarono successivamente, circa quattro secoli prima dell'Era Cristiana, popolazioni Celtiche scese in Italia, secondo molti storici, al comando di Belloveso e proprio attraverso la Valle di Susa.
È quasi impossibile, comunque, trovare citati in qualche documento storico i Comuni della Val Sangone prima dei tempi di Carlo Magno; forse proprio la posizione un po' nascosta rispetto alle grandi vie di transito costituite dalle confinanti valli di Susa e del Chisone, tennero questi luoghi ai margini dei fatti storici che in esse si svolsero.
Infatti se prestiamo fede al Chronicon Novaliciense, possiamo affermare che sin dal secolo VIII esisteva, in corrispondenza dell'attuale Giaveno, una "Vicus Gavenis" per il quale sarebbe passato Carlo Magno, quando discese in Italia, muovendo contro Desiderio, re dei Longobardi.
Nacquero, con la nuova organizzazione data da Carlo Magno, le "contee" e le "marche" di confine, tra le quali quella di Susa che comprendeva anche la nostra zona e che, ai primi anni del novecento, col dissolversi dell'impero carolingio e la conseguente confusione e disorganizzazione generale, venne invasa da orde saracene che per circa mezzo secolo la devastarono recando ovunque paura e desolazione.
Fu un conte di Torino, Arduino III, detto il "glabro", al quale pare risalire la costruzione del castello di Avigliana, a cacciare definitivamente i Saraceni.
Il feudalesimo portava alla nascita di uno stuolo di "nobili" locali e al sorgere di un castello in ogni "terra". Grande fu l'influenza esercitata dalle vicine (San Michele) e lontane (Novalesa) potenti Abbazie, nonché da altri centri di potere religioso. A questo si aggiunga la vicinanza alla città di Torino e quindi alle sue vicende legate ai Savoia.
A partire dal XV secolo sorgono, soprattutto in Giaveno i primi abbozzi di lavorazione industriale, ancora a livello artigianale, con le fucine da ferro, di ottima qualità, con la fabbricazione dei panni e l'arte della tintoria.
I dati sulla Resistenza nella Val Sangone, infine, con i suoi 1079 combattenti, 276 caduti partigiani, 112 caduti civili, 14 caduti civili in campi d'internamento, 155 feriti, 377 case distrutte dai tedeschi e 6 medaglie d'oro al merito partigiano, fanno di quest'ultima pagina, una pagina gloriosa della storia della nostra Valle.
