Il Comune di Givoletto comprende quattro nuclei principali: Centro o Canton Mosca, Borgonuovo, Forvilla e Rivasacco.
Canton Mosca, sede del Comune e della parrocchia, si trova proprio sotto la collina dell'antico castello ed ospita tra l'altro un vecchio edificio chiamato "Palàs", probabilmente un tempo sede di qualche rappresentante del potere signorile.
Dalla cappella di S. Rocco si sale al sovrastante santuario di Maria Ausiliatrice (Monte Castello, m. 576), di fine '800, attraverso un percorso scandito da sedici piloni. In un bosco, dietro il santuario, si trovano i maestosi ruderi del castello, che appartenne ai Baratonia e ai Canalis di Cumiana e fu distrutto dai francesi alla metà del '500.
Molto antiche sono anche le borgate di Rivasacco, già citata in documenti medievali, e Forvilla (festa della Madonna della Vigna alla seconda domenica di ottobre). Una lastra di pietra incisa, murata su una casa di Borgonuovo, tramanda la memoria di un divieto di caccia del 1688, anno dell'istituzione della "Riserva delle Reali Cacce": "Luogo riservato a S.A.R. per la caccia dove è prohibito a qual si voglia persona d'andare né mandare a caccia sotto pena di scuti cento d'oro et altre pene corporali conforme il caso". I duchi di Savoia proteggevano così la grande riserva forestale che andava da Venaria fin quasi a Lanzo e nella quale si recavano con tutta la corte per la caccia al cervo.
Sul crinale del Monte Lera, a 1200 metri di altezza, si trova la cappella della Madonna della Neve (festa il 5 agosto), intorno alla quale è stata costituita l'oasi naturalistica protetta dell' Euphorbia gibelliana, rara specie botanica che a maggio apre i suoi delicati fiori gialli.
Il comune di La Cassa comprende le borgate di Giordanino (sede comunale), Truc di Miola, Colverso, Pralungo e Rossini.
Citata nei documenti medievali come "Caccia" o "Cassa", ricca di boschi e selvaggina, alla fine del X secolo questa località fu donata dai marchesi di Torino alla potente abbazia valsusina di S. Michele della Chiusa. Alla metà del '300 i monaci la vendettero ai Provana, conservando però la giurisdizione spirituale. Fu allora che, in posizione dominante sulla collina sovrastante il villaggio, Giovanardo Provana fece costruire il castello, di cui si possono ancora ammirare gli imponenti ruderi (la "Torassa").
A testimonianza dell'antico insediamento, nel Basso di La Cassa, restano soltanto loro, insieme con il mulino, funzionante fino a qualche anno fa, e al secentesco pilone della fontana.
Nella seconda metà dell' '800, infatti, per godere di una posizione più salubre e a seguito della recinzione della Mandria (1865), il Basso fu rapidamente abbandonato, e il centro del paese, con tutta la popolazione, si trasferì nella regione Giordanino, dove furono riedificati l'edificio comunale e la chiesa parrocchiale (S. Lorenzo), con il caratteristico campanile di stile eclettico ben presto assurto a simbolo della nuova comunità.
L'altro nucleo del paese, il Truc di Miola, si è sviluppato su una collina sulla strada per Fiano. Ha la sua chiesa (S. Maria della Stella), il suo forno, la sua "cooperativa", la sua festa, e uno spiccato spirito campanilistico.
Il comune di Val della Torre comprende una quarantina di borgate. I nuclei più importanti sono Piazza o Montelera, sede comunale, e Brione.
L'insediamento più antico è certamente quello di Brione, risalente almeno ad epoca romana. Nell'alto medioevo fu sede del monastero benedettino di San Martiniano, decaduto nel X secolo forse a seguito delle scorrerie saracene. Intorno all'anno 1200 vi fu fondato il monastero cistercense femminile di S. Maria della Spina, destinato alla monacazione delle donne dell'aristocrazia torinese. La chiesa, di cui si può ancora ammirare l'eleganza delle linee in uno stile di transizione dal romanico al gotico, fu consacrata nel 1283.
Il centro di Valdellatorre ("Vallis Turris") sorse invece intorno alla chiesa di S. Donato (oggi parrocchiale) e al castello ("torre") di una famiglia signorile locale, situato più a monte, lungo i sentieri che salivano al colle Portia e alla valle di Viù. Alla metà del '300, il castello fu acquistato dai Canalis di Cumiana. Una tradizione locale attribuisce la sua distruzione a un bombardamento effettuato dai francesi, dal vicino monte Carlovà, alla metà del '500. Alcuni ruderi sono ancora visibili nei pressi della borgata Castello e della cappella di S. Martino.
Il santuario della Madonna della Bassa si trova sull'omonimo colle (m. 1152), tra Valdellatorre e Rubiana (Mompellato). Fu costruito per iniziativa popolare nel 1721, a memoria di una miracolosa guarigione. Ancora oggi la festa (terza domenica di settembre) raccoglie i fedeli dei due versanti.
In borgata Mulino di Punta si può ancora vedere la grande ruota dell'antico mulino.
Il comune di Vallo Torinese comprende tre nuclei principali: centro (o "piazza", capoluogo), Spagna e Gaiera.
Nel medioevo, il villaggio ("Vallis", valle) era spartito in due diverse signorie: quella del castello di Baratonia e quella del castello di Fiano. Nel 1324 Filippo d'Acaia investì gli uomini di Vallo di una parte della montagna di Monasterolo.
Una piccola torre situata nel centro abitato, citata già alla metà del '300, fu oggetto di una vera e propria conquista militare nella seconda metà del '400 da parte di Guglielmo Arcour, da pochi anni divenuto signore di Fiano e Visconte di Baratonia. Il suo basamento, con una finestrella strombata, ancora visibile in una vecchia casa, ha dato il nome a via della Torre.
La chiesa parrocchiale di S.Secondo, iniziata nel 1670, ha subito importanti integrazioni nel corso del '900, fino ad anni recenti. Nel 1972 è stato realizzato il Centro Parrocchiale "Maria Orsola", che ospita assemblee, funzioni liturgiche e incontri di gruppi religiosi e parrocchiali, in genere collegati al Movimento dei Focolari, che arrivano a Vallo dall'Italia e dall'estero.
Isolata, poco sopra il paese, sorge la cappella di S. Rocco (m. 600, festa il 16 agosto), costruita nel 1735 per impetrare la liberazione del bestiame da una epidemia. In anni molto recenti è stata risparmiata dal violento incendio che ha devastato le folte pinete che circondano il paese.
Il comune di Varisella comprende numerosi nuclei sparsi. I principali sono il centro (o "piazza", capoluogo), Crosa, Ramai, Moncolombone, Baratonia (dal 1870).
La storia di questo villaggio è strettamente collegata a quella della signoria dei Visconti di Baratonia, una potente famiglia dell'aristocrazia locale.
Varisella ("Vallicella", piccola valle), in origine azienda agraria dei vescovi di Torino, passò ben presto sotto il controllo dei Visconti, che alla metà del '200 vi tenevano in feudo dal vescovo una torre, un mulino (forse quello della "Becuta", che ha conservato un impianto tardomedievale) e un battitoio. Già a quell'epoca le chiese delle due comunità, S. Biagio e S. Nicola, furono unite in un'unica parrocchia. In epoca moderna, sorsero due distinti Comuni, ma nel 1870 quello di Baratonia, per mancanza di popolazione, fu soppresso e unito a Varisella.
Il comune di Varisella possiede un'importante mostra permanente dedicata ai visconti di Baratonia che conserva anche reperti e documenti d'epoca, rinvenuti attraverso campagne di ricerca archeologica.
La più alta e caratteristica delle borgate di Varisella è Moncolombone, che ha conservato le case di pietra, i ballatoi e le scale in legno, e il caratteristico "burnöl", che prende l'acqua da una sorgente che sgorga poco più a monte. Nell'ultima guerra vi si insediò un importante presidio partigiano, che, attraverso i sentieri che risalgono la montagna verso la Valle di Viù, provvedeva all'approvvigionamento dei contingenti dislocati nelle valli superiori.
Le etimologie proposte per il nome del Comune di Fiano rimandano a un'origine latina: più suggestiva quella che lo vorrebbe identificare con un antico "fanum" (santuario), ma più attendibile quella che lo fa risalire a un "Fillius", grande proprietario di epoca romana.
Nel medioevo Fiano fu una "curtis" (azienda agraria) di proprietà dei vescovi di Torino. Da questi, attraverso infeudazioni e vicende militari (nel 1305 fu conquistato da Filippo d'Acaia, che ne fece il centro di una castellania), passò a diverse famiglie signorili, per giungere infine agli Arcour di Lanzo. Furono loro, all'inizio del '400, a ricostruire il castello che, poi trasformato in palazzotto, domina ancora oggi l'abitato. Nella seconda metà dell' '800 gli Arcour cedettero le loro terre ai Savoia, impegnati nell'ampliamento della Mandria.
Negli ultimi due secoli Fiano fu il principale centro amministrativo della valle superiore della Ceronda. Nell' '800 fu capoluogo del mandamento che comprendeva i comuni di Givoletto, La Cassa, Baratonia, Varisella, Vallo, Monasterolo, Cafasse e Robassomero.
Nel 1928 gli furono accorpati i soppressi comuni di Vallo e Varisella, che riacquistarono l'autonomia soltanto negli anni '50.
La parrocchia di S.Desiderio è di origine medievale. L'edificio attuale fu consacrato nel 1772, inglobando parte delle antiche strutture. La più antica delle numerose cappelle è probabilmente quella di S. Rocco, già esistente nel 1594, che sorge su un piccolo rialzo sulla riva sinistra del torrente Tronta, ai confini con Vallo.
Il territorio è attraversato dal Naviglio di Druent, potenziato nel '600 su disegno di Amedeo di Castellamonte per rifornire con l'acqua della Stura il parco del castello di Venaria.
Vi giunge infine dopo un percorso tortuoso che attraversa più volte la cinta della Mandria e taglia la Ceronda e numerosi rii.
