Valli di Lanzo

Cultura locale

Cenni storici sulle Valli di Lanzo

Secondo autorevoli studiosi, i primi abitanti delle Valli di Lanzo furono della stirpe dei Liguri, ai quali si amalgamarono successivamente popoli Celti, discesi in Italia, secondo Tito Livio, oltre mezzo millennio prima dell'era Cristiana.

Dei tempi romani ci rimangono poche monete ed alcune lapidi a dimostrare l'avvenuta conquista di questa zona, che indubbiamente veniva ad assumere una discreta importanza per la possibilità di comunicazioni con la Gallia Transalpina attraverso i colli dell'Autaret e dell'Arnas.

Nel terzo secolo dopo Cristo, quando la religione cattolica si diffuse nei paesi subalpini, giunse anche in queste valli, che divennero parte della Diocesi di Torino.

Dopo la caduta del secondo Impero d'occidente e la conseguente nascita ovunque di vari regni piccoli e grandi, le Valli di Lanzo, che nel frattempo avevano subito anch'esse l'invasione dei saraceni, finirono, dopo varie vicende, a Olderico Manfredi, cugino di re Arduino.

Al principio del XIII secolo il Castello di Lanzo è diviso fra una consorteria di nobili, i quali, pur essendo vassalli del Vescovo taurinense, ottengono nel 1219 dal Vescovo Jacopo di Torino il permesso di tenere mercato ogni martedì. Così con la facoltà di tenere mercato in Lanzo, per la prima volta, i prodotti dell'industria zootecnica vengono commerciati sul luogo dei produttori.

Il regime di questi mercati non era però quello di compera e vendita col denaro, in quanto gli incettatori del piano davano in cambio ai montanari prodotti alimentari, pane di frumento e materiali per le industrie locali, come ferro per fare chiodi e serrature, stoffe, vasellame, ecc.

Nel periodo delle controversie tra Guelfi e Ghibellini, i Signori di Lanzo parteggiarono per gli ultimi e offrirono in custodia a Tomaso II di Savoia, già conte di Fiandra, il castello. Nel 1255, dopo la sconfitta di Montebruno, Lanzo venne occupata da Guglielmo VII, Marchese del Monferrato.

Verso il 1280 Tomaso II riuscì a strappare a Guglielmo II il castello di lanzo e in seguito rimase sotto la dipendenza di Amedeo V, la cui figlia, Margherita, andò sposa al marchese del Monferrato Giovanni. Rimasta vedova, Margherita di Savoia, Marchesa di Monferrato, resse per 43 anni con grande prudenza la signoria delle Valli e, fra le altre benemerenze, è da ascrivere a lei la proclamazione di uno statuto che concedeva libertà assai più ampie di quelle che erano concesse sugli altri territori del Piemonte e della Savoia; statuto riconfermato il 13 novembre 1351, da Amedeo IV detto il Conte Verde.

Fu in questo periodo che si iniziarono i lavori di impianti di irrigazione, furono costruite case e baite, furono migliorate le mulattiere e le strade, fiorì sempre più il commercio che, non solo a Lanzo, ma anche nei centri più importanti delle Valli, veniva impiantandosi.

Ad Amedeo VIII succedettero Lodovico, Amedeo IX, Carlo II ed infine Carlo III che governò dal 1504 al 1533, periodo in cui francesi, svizzeri e spagnoli si alternarono in Piemonte a combattere. Nel 1533 Carlo III vendette il feudo e la giurisdizione di Lanzo a Giacomo de Medici, marchese di Marignano.

Nel 1580 la contea di Lanzo venne eretta in marchesato con Filippo d'Este che, nel 1570, aveva sposato Maria, figlia di Emanuele Filiberto.

Durante il secolo in cui sulla Valle gli Estensi ebbero il loro marchesato si trovano di rimarchevole, negli atti pubblici, alcune concessioni fatte da Sigismondo II, quali la libertà di pesca, di caccia e la facoltà di derivare acque per uso irrigatoio; oltre alla concessione di fiere e mercati che costarono però ai Comuni 4.000 ducatoni effettivi.

Nel 1792 il feudo di Lanzo passò al demanio. Con la fine del Marchesato di Lanzo le vicende politiche, economiche e sociali delle Valli vengono ad essere legate alle vicissitudini del Regno Sardo-Piemontese prima e di quello d'Italia poi; la loro storia diventa quindi storia italiana.

Le montagne delle Valli di Lanzo, come quelle di tutta la Provincia di Torino, nei mesi che seguirono l'Armistizio offrirono rifugio alle persone costrette alla fuga dalla drammatica situazione politica e militare. Tali luoghi divennero il nascondiglio per coloro che, per scelta, decisero di unirsi e organizzarsi per lottare contro tedeschi e fascisti. Così la montagna divenne teatro di scontri e battaglie e i suoi sentieri e i suoi valichi costituirono vie di passaggio per migliaia di partigiani.