La parte pianeggiante del territorio di Valperga è coltivata a cercali:
le viti, assai diffuse in collina, producono un apprezzato vino (Nebbiolo di Valperga). Sono praticati l'allevamento del pollame e quello dei suini. Sviluppato è il settore industriale con officine di costruzioni meccaniche.
L'economia è essenzialmente basata sulla produzione di cercali (mais e frumento) e di frutta (mele, pere e pesche) e sull'allevamento del bestiame, con produzione di latticini.
Molto diffusa è inoltre la coltura della vite che dà luogo ad una rinomata produzione vinicola (Barbera e Freisa).
Su gran parte del territorio comunale è diffusa la viticoltura. La zona pianeggiante è coltivata prevalentemente a cereali. L'attività industriale è imperniata su numerose officine meccaniche a carattere artigianale per la lavorazione dei metalli.
Il territorio, che si estende a Sud fino al corso del torrente Malone, è prevalentemente pianeggiante e coltivato a prato e a cereali (frumento, mais). Diffusa è la coltura della vite, in pianura e sulle pendici soleggiale del monte Valle (422 metri).
Un mestiere tramandato a Levone sin dall'antichità è quello dei ciaplér, modellatori e venditori di stoviglie in terra cotta. Nel 1865, dal catasto Rabbini, figurano funzionanti in Levone sei «fornaci da stoviglie». Dopo l'ultimo conflitto mondiale il numero delle fornaci sale a 21, alcune ancora in funzione. L'industria delle terre cotte dava origine a quattro attività strettamente collegate fra loro:
- l'estrazione dell'argilla necessaria alla produzione delle stoviglie, abbondante sul territorio di Levone;
- la tornitura della legna necessaria ad alimentare iforni in cui erano cotte le stoviglie;
- vi erano poi i modellatori, che plasmavano vasi e scodelle grazie all'abilità manuale, ricorrendo a torni di legno azionati a pedale;
- vi erano infine i veri e propri ciaplér , che recandosi nei vicini mercati smerciavano le stoviglie.
Ancora molti stabilimenti a carattere industriale sono attivi nel settore metallurgico in quella che un tempo era chiamata la "piccola Ruhr" (stampaggio a caldo del ferro, degli acciai e delle leghe). In essi trova occupazione quasi tutta la popolazione attiva locale. Il suolo agrario offre cereali, legumi, uva e frutta.
L'agricoltura è caratterizzata dalla piccola proprietà contadina e si fonda sulla produzione di cereali, sulla viticoltura e sulla frutticoltura (mele e pere).Diffuso è anche l'allevamento bovino e la pastorizia, che danno luogo alla produzione di formaggi tipici (tumin della Carella).
Le industrie meccaniche locali e quelle di Forno assorbono gran parte della mano d'opera.
La campagna di Prascorsano è frazionata in piccoli appezzamenti con frequenti frutteti e fiancheggiati da filari di viti. Discreta la produzione enologica, caratterizzata da vini leggeri e frizzanti. Le pendici collinari sono a tratti coperte da folti castagneti. Buona parte della mano d'opera locale trova impiego nelle industrie dei centri di pianura.
Nei tempi passati Canischio aveva una torma di artigianato casalingo fiorente, ora quasi scomparso: la fabbricazione dei cucchiai di legno, più noti sui mercati canavesani sotto lo scherzoso nome di «argenteria di Canischio».
Ricco di boschi e di pascoli, il suo territorio è coltivato a cereali e foraggi. Un tempo centro di piccole industrie molitorie e manifatturiere, ne conserva alcune a carattere famigliare: le industrie dei centri vicini (particolarmente di Cuorgné) assorbono quasi tutta la manodopera disponibile.
La zona montana del territorio è ricca di boschi e pascoli. L'agricoltura (coltivazione di vigneti, frutteti e cereali, nonché di foraggi per l'allevamento bovino) è sufficiente a soddisfare le esigenze locali. L'attività industriale è data da alcune officine metalmeccaniche site a fondovalle, in località Buasca; molti però sono gli addetti all'industria che scendono a lavorare nella vicina Cuorgné.
Fu dal commercio che il borgo di Cuorgné trasse il suo principale mezzo di sussistenza. Il Borgo vero e proprio nacque nel medioevo come centro squisitamente commerciale, in un punto dove la strada discendente dalle valli alpine incontrava l'unico ponte di tutto il corso dell'Orco nella pianura canavesana, e si biforcava in due itinerari: verso Ivrea e verso la bassa torinese.
Quest'attività commerciale diede nel passato una situazione di benessere, che lo portò a primeggiare rispetto agli altri centri ad economia principalmente agricola, e ne fece un po' la piccola capitale dell'Alto Canavese.
Dall'esercizio del commercio nacque una forma di artigianato che caratterizzò Cuorgné nel passato: la lavorazione del rame portato a valle dalle miniere alpine. Fino a non molti anni or sono l'abitato di Cuorgné vecchia era tutto un risuonare dei ritmici, argentini colpi dei magnin che martellavano il rame. Utilizzando l'attività e l'abilità manuale di questi artigiani nacquero a Cuorgnè le prime industrie dell'Alto Canavese: Signorelli nel 1560 e Podio nel 1769, dedicate alla lavorazione del rame e del ferro.
Antica sede di un rinomato artigianato del ferro, del rame e del bronzo, che ebbe caratteristiche industriali fin dal 1560, Cuorgné ha sviluppato questa sua specializzazione verso lavorazioni che si sono inserite nel contesto della moderna produzione metalmeccanica torinese.
L'agricoltura non acquistò mai grande importanza per la mediocre fertilità dei terreni. Il capoluogo nel passato fu sempre fornito, per i bisogni della popolazione, dai paesi vicini ad economia agricola. Si producono cereali e foraggi nella sezione pianeggiante del territorio, frutta ed uva nella fascia collinare; molti prati stabili sono stati trasformati in pioppeti.
Ancor oggi Cuorgnè e centro di notevole attività commerciale per lo scambio di prodotti tra la pianura e le valli. Il mercato vi si tiene tutti i giovedì.
