La Comunità Montana Valli Orco e Soana si estende sulla parte meridionale del Massiccio del Gran Paradiso , l'unico interamente italiano che superi i 4000 metri e uno tra i più imponenti dell'intero arco alpino.
La sommità del Gran Paradiso è nascosta al fondovalle dalla collana di cime elevate che costituiscono un poderoso dorso dal quale si dipartono tre catene montuose. Due di esse interessano il versante canavesano: la prima si sviluppa in direzione sud-ovest attraverso la Tresenta (m. 3609), il Ciarforon (m. 3640) e la Punta Fourà (m. 3411), arriva a Ceresole e prosegue oltre fino alla Punta Tsanteleina (m. 3601) al confine italo-francese; la seconda si dirige verso est con la Roccia Viva (m. 3650), la Torre di San Pietro (m. 3692), la Torre di Lavinia (m. 3308) terminando alla Rosa dei Banchi (m. 3164) posta alla testata della Val Soana.
L'origine delle Valli Orco e Soana è glaciale: ancora oggi sono presenti ad alte quote dei ghiacciai, anche se non di grande estensione, racchiusi in bacini profondi delimitati da pareti rocciose elevate.
Numerosi sono il laghi, nella maggior parte naturali, di piccole dimensioni e di chiara origine glaciale. Sono tutti posti tra i 1800 e i 2600 metri.
I bacini artificiali che alimentano l'industria idroelettrica sono di dimensioni ben maggiori; il più grande è quello di Ceresole Reale a 1571 metri di quota.
Il versante orografico destro della Valle Orco presenta cime mediamente elevate la cui altezza, tra i 2000 e i 3000 metri di quota, va aumentando da Pont a Ceresole, fino a culminare nel Massiccio delle Levanne, dall'inconfondibile profilo, la cui Centrale arriva a 3619 metri.
La testa della valle è chiusa dai ghiacciai dell' Aiguille Rousse e dal gruppo Basei-Bousson-Galisia.
Il versante orografico sinistro ha cime ben più elevate che culminano nel Roc (m. 4026), nel Comune di Noasca. Il Roc è la cima canavesana più alta.
Lo stambecco è diventato l'emblema e il vanto del Parco del Gran Paradiso.
Durante l'inverno gli animali prediligono i versanti più soleggiati e maggiormente pendenti.
Con l'avanzare della stagione vengono utilizzate zone più in bassa quota dove l'erba germoglia prima.
Il camoscio è il più numeroso tra i mammiferi del territorio, gli esemplari sono infatti circa 6.000. Esistono due tipi di camoscio: quello di morena, leggerissimo, longilineo, scattante e frequentatore delle quote più alte; e quello definito di bosco, meno mobile e più pesante.
La marmotta è un animale molto comune che vive ai limiti della zona dei pascoli di alta quota senza allontanarsi troppo dalla tana, è attenta e vigile, seduta sulle zampe posteriori e con il tronco eretto, in vista di un pericolo lancia un forte sibilo per avvisare l'intero gruppo.
Altri animali che vivono nel territorio della Comunità Montana sono: il muflone, il cervo, il capriolo, la volpe, l'ermellino, la lepre bianca, la faina, lo scoiattolo, il ghiro, il topo ragno, il tasso, il cinghiale, l'aquila reale, il gufo reale, la pernice bianca, il gracchio, il fagiano di monte, il gallo cedrone e molti altri.
Gli impetuosi e numerosi corsi d'acqua sono ricchi di fauna ittica tra cui ricordiamo la trota fario e irridea, i salmerini, i temoli e i gamberi d'acqua dolce.
Il fondovalle è caratterizzato dalla presenza di un ricco manto di latifoglie : ad ombrosi castagneti e suggestive faggete si alternano chiari boschetti di betulle e belle distese di frassini.
Il sottobosco è particolarmente generoso ed offre diverse specie di funghi , tra le quali i pregiati porcini.
Profumate e coloratissime macchie di mirtilli, lamponi, ribes e fragoline selvatiche spiccano inoltre tra il verde delle felci e la scura corteccia dei fitti tronchi.
Sino all'altitudine degli 800-1000 metri domina il castagno, favorito dal tasso di umidità e dalle temperature abbastanza miti.
Dai 700-800 ai 1500-1600 metri, in special modo le sponde dell'Orco, abbondano invece i faggi.
In tutta la zona sono anche presenti noci e ciliegi selvatici che, in alcuni casi, si spingono anche fino ai 1600 metri.
Al di sopra dei 1000 metri, soprattutto fra i 1400 e i 1600, prevalgono però i boschi di conifere: abeti rossi e bianchi, che però tendono a scomparire man mano che si sale, perché necessitano di un ambiente fresco e umido.
Subentrano allora il pino cembro, dal tronco massiccio e l'ispida chioma verde scuro, e il larice, vero e proprio protagonista delle alte quote.
Tra le molte varietà di fiori che allietano questi pascoli, si ricordano i narcisi, le genzianelle, le sassifraghe, i garofani, il genepì, il giglio di monte e la stella alpina.
Sui pendii più spogli ed assolati cresce il salice erbaceo, dall'intricata ramificazione "raso terra" e dalle caratteristiche foglioline verde lucido, che danno vita al singolare contrasto cromatico con i gialli tappeti delle graminacee.
Sulle rupi libere da neve e ghiaccio le ultime forme di vita sono i licheni che, grazie all'unione di un'alga con un fungo, riescono a sopravvivere sulla nuda roccia.
