La storia della Valchiusella spazia dal Neolitico, attraverso i Salassi e i Romani, passando per Carlo Magno, i S. Martino (sconfitti dalla rivolta del "Tuchinaggio"), i Savoia, l'epoca delle lotte tra i Comuni e le invasioni mercenarie e quella post-rivoluzione dei Francesi fino ad arrivare a Bonaparte.
Il ritrovamento di alcuni tronchi presumibilmente usati per la costruzione di palafitte, e di altri interessanti reperti preistorici, avvenuto circa un secolo fa durante gli scavi della torbiera di Alice, presuppongono un insediamento umano collocabile con approssimazione tra il 1500 e l'800 a.C.
Peraltro approfondite ricerche iniziate nel 1970 da B. Bovis e A. Petitti fanno risalire al Neolitico (5000 a.C.) i complessi sistemi di iscrizioni rupestri della Pera dij Crus (Vallone di Dondogna, Traversella) e del Sentiero delle Anime (fra Traversella e Cappia).
Comunque i primi abitatori della Valchiusella di cui si hanno notizie certe furono i Salassi, popolazione celtica di origine ligure insediatasi nel Canavese intorno al V sec. a.C.
l Salassi installati nelle Valli dell'Orco, Soana, Dora Baltea, Chiusella, facilitati e protetti dalle condizioni del territorio, poterono resistere fino a quando nel 25 a.C. furono costretti a cedere le armi al Console Varrone Murena.
La dominazione romana comunque, con l'introduzione di positive innovazioni sul piano organizzativo e amministrativo, procurò sicuramente benefici effetti alle popolazioni locali; la fondazione di Eporedia, punto di passaggio obbligato verso i valichi alpini, e la sua conseguente crescita di fiorente mercato, diede notevole impulso all'economia della zona favorendo gli insediamenti abitativi e attivando una fitta rete di scambi commerciali, e creando così le premesse per un lungo periodo di tranquillità e discreto benessere, che durò praticamente fino alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente, quando, in un clima di gran confusione, queste terre, abbandonate a se stesse divennero facile preda per gli invasori d'oltralpe.
La Marca di Ivrea fu voluta da Carlo Magno in un piano di riorganizzazione dell'Impero; la morte del condottiero carolingio riportò il caos più completo aprendo una lunga serie di conflitti e lotte tra i pretendenti ai singoli regni, in cui si inserirono potenti signorotti locali per rafforzare e allargare i propri domini.
La Valchiusella andò ad un ramo dei S. Martino, discendenti di Liberto fratello di Arduino, che localmente eressero castelli a Brosso, Pecco e Strambinello, roccaforti di un potere che esercitarono con arroganza e superbia, imperversando con ogni sorta di angheria e prepotenza, fin quando i valligiani, già duramente provati da epidemie, guerre e scorrerie, insorsero con estremo vigore, dando origine alla sommossa popolare chiamata "tuchinaggio" (probabilmente da "tuc un", tutti insieme), che dalla Valchiusella si estese al resto del Canavese assumendo i connotati di una generale sollevazione contro il potere feudale, e che si concluse definitivamente verso la metà del 1400 con il decisivo intervento di Casa Savoia.
Per tutto il 1500 si ebbero violenti contrasti tra i Comuni, che si protrassero anche nel secolo seguente, quando alle devastazioni causate da ripetute invasioni di truppe mercenarie si accompagnò una violenta epidemia di peste.
Successivamente la Valchiusella fu coinvolta nella guerra tra la duchessa Cristina di Francia e i suoi antagonisti, e quindi dovette subire le lotte per la successione di Spagna.
Verso la fine del 1700 gli orgogliosi abitanti della Valchiusella diedero ancora prova del loro coraggio insorgendo contro gli invasori Francesi , che pretendevano di imporre leggi e costumi d'ispirazione giacobina, con la rivolta detta "degli zoccoli", i cui fuochi si spensero completamente solo con l'occupazione del Canavese da parte di Napoleone Bonaparte.
