Pietra, acqua e legno in una terra senza tempo
In Valle Antrona ci si può immergere nell'atmosfera tipica delle Alpi Ossolane. I valligiani hanno lavorato i campi terrazzando le pendici più basse dei monti, hanno cavato la pietra ollare - qui chiamata "laugera" - il ferro e l'oro dalle viscere della terra, hanno coltivato vite e canapa, raccolto noci e castagne, trasportato il sale e le merci di scambio al vicino confine vallese lungo gli antichi sentieri usati dai Romani.
Pietra, acqua e legno sono gli elementi naturali che caratterizzano questa valle alpina formatasi per erosione glaciale.
Disposta in direzione est-ovest, presenta presso Villadossola un'imboccatura stretta e dirupata dove il torrente Ovesca, che l'attraversa in tutta la sua lunghezza, confluisce nel Toce.
Risalendo la Valle, dopo i primi ripidi tornanti di Cresti, il paesaggio è meno aspro, tra coltivazioni a frutta e a vite.
Proseguendo si giunge ad Antronapiana, il paese più alto (902 m.), dove la valle si allarga in una conca dominata dalle tre cime del Pizzo del Ton (2675 m.) a sud, dalla cima Pozzuoli (2546 m.) a nord-ovest e del Pizzo Ciapé (2394 m.) a nord-est.
Da Antrona si raggiungono atraverso le mulattiere i bacini che ad alta quota fanno corona alla valle. Tra questi il lago d'Antrona, formatosi nel 1642 a causa di un'enorme frana che sbarrò il corso del fiume Troncone, e poi il lago di Campliccioli, chiuso da una diga, e il Camposecco (2325 m.).
Il lago Cingino (2229 m.) insieme agli altri alimenta le centrali elettriche di Campliccioli e di Rovesca.
