I maestri "lavezzari" richiesti dagli Sforza
Le attività della Valle Antrona sono state a lungo caratterizzate dalla metallurgia.
In questo contesto riveste molta importanza la lavorazione della "laugera", con cui s'intende una varietà di serpentinite usata fin da tempi remotissimi.
Con la laugera si faceva tutto, dalle macine alle fontane agli oggetti domestici, pentole e recipienti detti "laveggi", ma è soprattutto nei forni per i minerali che trovava la migliore applicazione.
I "maestri lavezzari" al tempo degli Sforza furono molto richiesti a Milano per costruire palazzi e monumenti.
Nelle feste ritornano puncetto e zufit
Un altro grande patrimonio culturale è costituito dai costumi tradizionali.
Per le donne e le ragazze consistono in abito senza maniche nero o blu orlato di velluto, portato su una camicia tessuta a mano, di cotone o canapa, con il collo orlato di pizzo ("puncetto").
Anche i costumi maschili, pantaloni, camicia, giacca con fusciacca e pon-pon ("zufit") sono completati da puncetto.
Una corporazione medioevale per tutelare i mastri ferrai
Il ferro era lavorato già in epoca preromana; si suppone che già i Leponzi estraessero e fondessero il ferro, avendone imparato la tecnica dagli Etruschi.
Grazie all'isolamento della valle, nel Medioevo si mantiene una fiorente attività organizzata nella Corporazione dei Maestri ferrai.
Ogaggia era la sede principale della lavorazione, perché disponeva dell'acqua per i mulini che muovevano i magli e aeravano i forni.
Rinata nel '700 l'arte della metallurgia
Nel XVI secolo circa 500 persone nella Valle lavoravano all'estrazione e alla fusione del metallo.
Pietro Maria Ceretti nell'Ottocento trasforma la tradizionale arte del ferro antronese in un'attività industriale, trasferendo le fabbriche a Villadossola.
Acciaierie ed energia idroelettrica vedono uno sviluppo continuo fino ai primi decenni del secolo scorso, e improntano la vita e il paesaggio dell'intera Valle Antrona.
Piaceri di gola: piatti rustici e formaggi "papali"
La cucina tipica è basata sui prodotti caseari, sui prodotti dell'agricoltura e del bosco, tra cui le noci e le castagne.
Da ricordare lo "sbrinz", un formaggio già famoso nel '500, quando il Vescovo di Novara ne fece dono di due casse al Papa.
Dalla "masclota" al "ris e basciagn"
Col formaggio e la ricotta si arricchiscono molti piatti a base di polenta, come la "masclota" o la zuppa di verdure, la "sipa an la pela".
Con le castagne si prepara un gustoso piatto detto "casteign bianch d'Arvosca".
Il pesce dei laghi e dei torrenti rappresenta un ulteriore capitolo della gustosa gastronomia locale: la trota "alla mugnaia", la "pulenta e pesc".
Da gustare una minestra di "ris e basciagn" (riso e fagioli) e i "ris e bruchiei" (spinaci selvatici), il tutto accompagnato dal "bruschett", vino a bassa gradazione alcolica ottenuto dall'uva locale.
