L'Occitania

Le dodici vallate della lingua d'oc

Divisa tra Francia, Italia e Spagna, ha una superficie di 190.000 kmq e 13.000.000 di abitanti. Comprende sette regioni: Gasconha, Lengadòc, Guiana, Provença, Delfinat, Auvernha, Lemosin. La Vau d'Aran in Spagna misura 450 kmq e ha 4.800 abitanti. Le dodici Valadas Occitanas d'Italia misurano 4.300 kmq e hanno una popolazione di 200.000 abitanti. In Provincia di Torino, sono occitane l'Alta Valle di Susa, la Val Chisone, la Val Germanasca e la Val Pellice; in Provincia di Cuneo le valli Po, Varaita, Maira, Grana, Stura, Gesso, Vermenagna e Pesio.

Sono città d'Occitania: Marselha (Marseille), Montpelhièr (Montpellier), Ais (Aix), Avinhon (Avignon), Carcassona (Carcassonne), Tolosa (Toulouse), Albi, Pau, Bordeu (Bordeaux), Limòtges (Limoges), Clarmont (Clermont-Ferrand), Valença (Valence). I centri principali delle Valadas Occitanas sono Dronier (Dronero), U Borg (Borgo San Dalmazzo), La Tor (Torre Pellice), Ols (Oulx).

L'occitan (o lenga d'oc) è parlato da circa 3.000.000 di persone. La grafia più diffusa è la normalizzata, di tipo etimologico, che uniforma la scrittura delle diverse varianti. Un fenomeno che distingue il provenzale e il linguadociano dalle altre varianti (alverniate, delfinese e limosino) è la palatizzazione: ca e ga diventano cha e ja.

A sud si dice cabra e galina; a nord chabra e jalina. Una caratteristica diffusa in gran parte del territorio occitano è la finale in o delle parole femminili. Pur scrivendo chabra e jalina, molti dicono chabrò e jalinò. Il termine patois, dal significato dispregiativo, è stato utilizzato in Francia per designare i vari dialetti dell'Occitania, ma chi parla patois, o a nòsta moda, come si dice in alcune Valadas Occitanas, parla occitano. La varietà di occitano parlata in Vau d'Aran appartiene al gruppo guascone; quella delle Valadas Occitanas al delfinese.

I primi documenti in lingua d'oc risalgano al X secolo. Nell'XI secolo si ha la poesia dei trovatori, poeti che cantavano l'amore per la dama. Grazie ai trovatori la lingua e la letteratura d'oc acquistano grande prestigio nell'Europa del tempo. Poeti italiani, catalani, francesi scrivono in occitano e alle forme della poesia trobadorica si ispirano i poeti galego-portoghesi, tedeschi e inglesi.

Il declino dell'occitano avviene all'inizio del XIII secolo con la Crociata contro gli Albigesi, o Catari (1208-1242), di cui il poema epico La Cançon de la Crosada tramanda il ricordo. Nel 1539 il re di Francia Francesco I bandisce l'occitano dagli atti amministrativi; ciò nonostante la lingua d'oc conserva fino al XVII secolo uno status ufficiale nel Regno di Navarra.

I primi testi letterari in lingua d'oc delle Valadas Occitanas sono del XV secolo e provengono dalla minoranza religiosa valdese delle valli Pellice, Germanasca e Chisone. Sono traduzioni bibliche e poemetti morali da cui emerge una straordinaria somiglianza con l'occitano parlato oggi nelle valli. Tra i secoli XVI - XVII, con i poeti Peire Godolin e Bellaud de la Bellaudière, la letteratura ritrova nuovo slancio nell'Occitania granda. Nell'Ottocento Frederic Mistral con altri poeti, tra cui Roumanille e Aubanel, fonda un movimento, il Felibrige, destinato a riportare in auge la lingua d'oc. Capolavoro di Mistral è il poema Mirèio che nel 1904 gli vale il Premio Nobel per la letteratura.

Malgrado la rinascita letteraria dovuta al Felibrige, l'identità occitana continua a decadere, fino a metà del Novecento quando il teorico etnista di origini guasconi François Fontan (1929-1979), afferma che l'Occitania è una nazione "che, come tutte le etnie colonizzate del mondo, ha diritto ad erigersi in uno stato indipendente".

A partire dagli anni '70 la rinascita coinvolge migliaia di giovani. Si fondano movimenti e partiti politici; all'ala indipendentista di François Fontan che guida il Partit Nacionalista Occitan si contrappone l'ala riformista-autonomista, guidata dallo scrittore Robert Lafont. In letteratura emergono i poeti Renat Nèlli, Joan Larzac, Bernard Manciet, Marcèla Delpastre. All'origine di questa fioritura c'è l'Institut d'Estudis Occitans (I.E.O.) che promuove la creazione occitana nei vari settori della cultura. Joan Bodon del Roergue, lo stesso Robert Lafont (provenzale), Max Roqueta e Ives Roqueta (linguadociani) sono autori di romanzi e pagine significative.

Per merito di Fontan, che a metà degli anni '60 si è rifugiato a Fraisse (Frassino) in Valle Varaita, dei poeti Barba Toni Baudrier e Sergio Arneodo, anche le Valadas Occitanas riscoprono la loro identità. Nascono il Movimento Autonomista Occitano (M.A.O.) e numerose associazioni culturali che si propongono di sensibilizzare la gente.

La moderna poesia delle Valadas ha il suo massimo interprete nel poeta Antonio Bodrero, noto come Barba Tòni Baudrier (1921-1999), autore delle raccolte Fraisse e Mel e Soulestrelh òucitan. La potenza visionaria, il senso religioso, la percezione panica della natura elevano l'occitano alpino di Tòni Baudrier da dialetto minoritario a lingua sublime. Nel 1999 la minoranza linguistica occitana d'Italia viene riconosciuta con una legge dello Stato. E mentre la Catalunya accoglie nei propri statuti il diritto al bilinguismo alla Vau d'Aran, dove l'occitano diventa lingua diffusa nella vita pubblica, l'Occitania granda (il vasto territorio occitano nello stato francese) attende ancora il riconoscimento della propria identità nazionale e linguistica.
di Fredo Valla (giornalista e regista)

I grandi della lingua d'oc

Pèire Godolin (1580 - 1649)

da Stances a l'hurouso memorio d'Henric le Gran, Iinbincible rey de Franço et de Nabarro (1610)

D'enemics animats un mounde se bandao
Per fa rebès del dret, que dret li benio;
Mès el èro l'Atlas que tout au sustenio
Et peyssoun l'Herculès que tout englandao

Coumo s'embalauzis la bicho pel bouscatge
Quand le sou del cournet dins l'aureillo li bat,
Al noum del grand Heric l'ennemic eyssourbat
Fugio marrit de pou et beouze de couratge.

(traduzione)

Una folla di nemici si schierava
Per far rovescio del diritto, che gli veniva di diritto
Ma egli era l'Atlante che tutto sosteneva,
E poi l'Ercole che tutto abbatteva.

Come si turba la cerva nel bosco,
Quando il suono del corno le percuote l'orecchio,
Al nome del grande Enrico il nemico sbigottito,
Fuggiva, stordito di paura e svuotato di coraggio.

Frederic Mistral (1830-1914)

Opere principali:
Li Meissoun - 1840
Mirèio - 1859
Calendau - 1867
Lis Isclo d'Or - 1875
Lou Tresor dóu Felibrige - 1878/1886
Lou Pouèmo dóu Rose - 1897
Memò e Raconte - 1897
La Genèsi - 1910
Lis Oulivado - 1912

Da Mirèio (1859)

Cante uno chato de Prouvèmço
Dins lis amour de sa jouvènço.
A travès de la Crau, vers la mar, dins li bla,
Umble escoulan dòu grand Oumèro,
Iéu la vole segui. Coume èro
Rèn qu'uno chato de la terro,
En foro de la Crau se n'es gaire parla.

Emai soun front noun lusiguèsse
Que de jouinesso, emai n'aguèsse
Ni diadèmo d'or ni mantèu de Damas,
Vole qu'en glòri fugue aussado
Coume uno rèino, e caressado
Pèr nosto lengo mespresado
Car cantan que pèr vautre, o pastre e gènt di mas

(traduzione)

Canto una fanciulla di Provenza
Nei suoi amori di gioventù,
Attraverso la Crau, verso il mare, fra il grano,
Umile scolaro del grande Omero,
Voglio seguirla. Poichè era
Soltanto una fanciulla della terra,
Fuori della Crau non si è parlato di lei.

Sebbene la sua fronte risplendesse
Solo di giovinezza, sebbene non avesse
Né diademi d'oro né manti di Damasco,
Voglio che sia innalzata in gloria
Come una regina, e carezzata
Dalla nostra lingua disprezzata,
Poiché cantiamo solo per voi, o pastori e genti delle masserie.

Marcela Delpastre (1925 - 1998)

da Saumes pagans

...
Onor e glòria per la fuelha! Onor e glòria per lo vent! Glòria a l'aiga que tomba dau ciau, a la nivol, au fum qu'embraça naut la brancha. Onor a l'aiga que passa entre las doàs peiras, que traucha lo tufe mai la terra negra, e que se fond en saba jos la raiç; que monta entre lo ciau e las peiras, que sec lo vent e que tòrna montar de l'ombra de la raiç a la fuelha viventa. Glòria a la mair dau vent, a l'aire celestiau que cham- nha entre los rams de color mai d'alen. Onor e glòria per lo fred, quand la forest s'enduerm dins la lana d'ivern, coma lo tais au fons dau cròs, onor e glòria a Dieu per la brancha que vai, aus quatre ponchs de l'aire en eslarjant sa palma, e glòria a la mair brancha, onor au brustisson, e mercés per la fuelha, de la fuelha que tomba a la fuelha que ven
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sigillo di Raimondo VI Conte di Tolosa.
In alto:
sigillo di Raimondo VI
Conte di Tolosa.
A destra:
la bandiera occitana.
 
la bandiera occitana