Il Gran Paradiso

L'unico "quattromila" interamente italiano

Raggiungibile dalla via normale che parte dalla piana del Nivolet a 2500 metri di quota, l'unico "quattromila" interamente italiano è stato scalato per la prima volta il 4 settembre 1860 dagli alpinisti inglesi Dundas e Cowel, accompagnati dalle due guide francesi Payot e Tayrraz. Risale al 2 marzo 1885 la prima ascensione invernale, a opera di Sella e Aitken coi fratelli Maquignaz, mentre la prima sciistica risale al 1913, con Preuss e Von Bernutt.

Dal Nivolet, che è il più vasto altipiano della catena alpina, sospeso tra la Valsavarenche valdostana e l'alta Valle dell'Orco, il Gran Paradiso rappresenta un'ascensione priva di difficoltà alpinistiche, a differenza del versante piemontese di Noasca. Renato Chabod, simbolo dell'alpinismo aostano, definisce la via normale del Nivolet una "strada carovaniera del Gran Paradiso", quasi una passeggiata per gli escursionisti diretti alla cima a 4061 metri di quota.

Fondato nel 1922, attorno alla prima area di protezione faunistica istituita da Vittorio Emanuele II per tutelare lo stambecco, il primo parco nazionale d'Italia si estende su circa 70 mila ettari, dagli 800 metri di quota al ghiacciaio della vetta. Foreste di larice e di abete rosso, grandi praterie, laghi e pietraie fanno del parco il regno, oltre che dello stambecco, dell'aquila reale e della marmotta. Sul versante piemontese della Valle dell'Orco, da Noasca partono due sentieri-natura: uno per l'osservazione della flora e l'altro, lungo il vallone del Roc, alla scoperta di antiche borgate. Il Gran Piano di Noasca e il vallone di Noaschetta ospitano camosci e stambecchi, in uno scenario su cui svetta il "quattromila" italiano.


Il massiccio del Gran Paradiso

Foto a destra:
stambecco adulto maschio (Renzo Garda - Cedrap)

 
maschio di stambecco