Le fortezze alpine

Come valorizzare le sentinelle delle alpi

Imponenti bastioni sorti per sbarrare il transito degli eserciti lungo le diverse vallate attraverso le principali rotte europee transalpine, possono diventare meta di turismo culturale, grazie all'Interreg.

di Pier Giorgio Corino (scrittore, storico)

Il territorio delle Alpi Occidentali è stato oggetto nel corso dei secoli ad una fitta attività fortificatoria, mirata ad impedire il transito lungo le valli alpine, assi di collegamento tra il nord ed il sud d’Europa, spesso utilizzate come canali di eserciti indirizzati verso lontani campi di battaglia. Il possesso perciò dei fondovalle ed il controllo dei valichi rivestiva un'importanza strategica fondamentale, e ciò spiega una così diffusa e visibile presenza militare sul territorio, che non ha paragoni in area alpina: tra le testimonianze più spettacolari, il forte di Vinadio in valle Stura o il Forte di Fenestrelle in val Chisone, il Forte di Exilles in alta valle di Susa o ancora le fortificazioni del Moncenisio (vedi anche Bassa Valle Susa) alle spalle di Susa.

Molto spesso in un ristretto ambito territoriale si può osservare una stratificazione storica d’architettura militare che va dall'alto medioevo sino ad opere dell'ultimo conflitto, con interventi in genere di particolare pregio sia nel campo architettonico, e sia puramente estetico. Ed inoltre un particolare non trascurabile, stante la primaria esigenza mimetica le opere in genere presentano un impatto minimo sull'ambiente circostante, dando vita ad una stretta simbiosi tra edificazione e siti naturali, contrapponendosi ai recenti e fastidiosi interventi turistici.

Esaurita la loro funzione militare, tali strutture sono state il più delle volte abbandonate, poi vandalizzate per ricavarne materiali, ed infine dimenticate in un progressivo ed a volte inarrestabile degrado. Allo stato attuale però non v’è ragione alcuna di lasciare in stato d’abbandono tali opere. Le esperienze maturate in situazioni analoghe in Italia ed all'estero, hanno evidenziato che le fortificazioni possono rilevarsi delle fonti interessanti per un turismo "soffice", alternativo, e con un impatto minimo sull’ambiente. Le ricadute economiche ed occupazionali su aree sinora emarginate dal turismo potrebbero essere una diretta conseguenza.

Veduta delle fortificazioni di Fenestrelle

Gli interventi sinora avviati per il recupero di opere fortificate sono state sinora specifiche iniziative slegate dal tessuto storico di connessione e da qualsiasi progetto di valorizzazione integrale di tale patrimonio. E’ da considerare che l’arco alpino occidentale è caratterizzato dalla presenza di una notevole serie d’impianti fortificati, distribuiti uniformemente sul territorio che non ha paragoni in area alpina. Sono circa 2.500 gli impianti fortificati o di attinenza militare presenti sul territorio dell’arco alpino occidentale, che fanno di questa condizione un unicum a livello europeo.

L’unicità di questa condizione sta alla base del progetto che proponiamo, che mira non al recupero di una singola opera, ma di comparti territoriali realizzando così una serie di itinerari storici-turistici inseriti in un ambiente montano praticamente intoccato, con una distribuzione che potrà svilupparsi dalle coste del Mediterraneo sino al confine svizzero; concettualmente tale schema potrebbe ampliarsi su tutto l’arco alpino.

Il turismo che ha per oggetto i beni storici ed in particolar modo quelli militari, potrebbe d’altro canto diventare uno degli elementi trainanti per la rivalutazione turistica di aree rimaste sinora economicamente emarginate. Dimostrandosi un valido canale per uscire dal monoturismo invernale, attenuando la concentrazione turistica focalizzata su precise aree d’insediamento ed un più diffuso turismo sul territorio, diversificando inoltre i flussi turistici, permettendo una fruizione in periodi diversi. E’ da considerare infine che si tratta di una forma di turismo “dolce”, alternativo, con impatto minimo sull’ambiente, giacché riguarda il recupero e la valorizzazione di strutture già esistenti, attualmente in stato d’abbandono, che non richiedendo alcuna nuova sottrazione di territorio.

Ma per uno sfruttamento più diffuso reputo maggiormente interessanti le opere minori che costellano la valle, ed in particolar modo le sue pendici. Si tratta dei resti di realizzazioni essenzialmente ottocentesche (forti, batterie, appostamenti e ricoveri) e novecentesche (batterie corazzate ed in caverna, centri di resistenza in caverna, postazioni, ricoveri e le relative opere di collegamento), nonché resti d’opere precedenti, essenzialmente trinceramenti e ridotte.

Stante la distribuzione di queste opere su tutto il territorio delle valli, ed in particolare in siti in quota, si può dar corpo ad una serie di itinerari di visita che non sono essenzialmente "fortificati" ma toccano aspetti escursionistici ed alpinistici. Per tali itinerari necessiterebbe intervenire, oltre con un'eventuale segnalazione dei tracciati ed identificazione e magari descrizione sul posto delle opere, con basilari interventi di salvaguardia o messa in sicurezza.

Valsusa - salendo sul sentiero del monte Chaberton

Eventuali iniziative potrebbero ancora riguardare il riallestimento degli impianti e dotazioni di alcune delle opere più significative nelle diverse tipologie, con la realizzazione in diversi siti in quota di vari distinti piccoli "musei". Toccando il discorso dei percorsi non è da trascurare tutta quella che è stata la viabilità militare, attualmente nel più completo stato di abbandono. Si tratta di realizzazioni di notevole ingegneria che con pendenze costanti e contenute si attestavano a ridosso dei crinali alpini, a quote sempre elevate, con il massimo della strada dello Chaberton in alta valle di Susa che raggiunge i 3.150 della vetta. Una serie di interventi di recupero e salvaguardia permetterebbero l'utilizzo di una serie di tracciati in quota che ha ben pochi paragoni.

Oltre la facilità di attestarsi in quota per procedere nelle escursioni "fortificate", sarebbe di notevole ausilio anche per le pure escursioni, se non per un ritorno dello sfruttamento agricolo dell'ambito montano. Per quanto riguarda l'accesso ai veicoli a motore esclusivamente sulle carrozzabili, stante l'interesse che si raccoglie sul fuoristrada in ambiente alpino, si potrebbe risolverlo permettendone l'utilizzo mediante il pagamento di una sorta di abbonamento annuale, come avviene in altre situazioni alpine, con però severi controlli e rigidi sanzioni contro i trasgressori; eventualmente contingentando il numero di accessi giornalieri su determinati tracciati.

Oltre alla rete carrozzabile sussiste una rete di sentieri e mulattiere, sempre di origine militare realizzate perciò con uno standard di dimensioni e pendenze, che collega le carrozzabili con vari siti fortificati e no in quota. Il recupero, segnalazione ed organizzazione di queste potrebbe essere impiegata per vari i tipi di escursionismo. Un ulteriore elemento da considerare sono il notevole numero di ricoveri o casermette ubicate in siti in quota, il più delle volte in condizioni ancora buone nelle strutture murarie. Con interventi di recupero potrebbero trasformarsi in una fitta rete di piccoli rifugi in quota, punti di appoggio per escursioni nell'ambito alpino.

I punti di forza del progetto

- Realizzazione di un ambito architettonico-storico per ora unico nel suo genere, che permetterebbe di illustrare compiutamente il fenomeno degli insediamenti fortificati nell'area alpina; in particolare con la messa a punto di un efficace modello che potrebbe dimostrarsi un esempio su scala europea.

- Possibilità di realizzare un complesso di itinerari non limitati dai confini politici, che si sono sovrapposti a realtà precedenti.

- Attenuazione della concentrazione turistica focalizzata su precise aree di insediamento; in particolare diversificando i flussi accentrati sul monoturismo invernale, dando corpo ad iniziative mirate ad accrescere le attrattive del turismo estivo

- Valorizzazione di ambiti territoriali sinora esclusi dalle attività turistiche e promozionali

- Il progetto è per sua natura "soffice" in quanto è ad alta intensità di lavoro umano e basso impatto ambientale. Quindi massimizza l'occupazione attivata, e riduce i danni sul territorio, giacché riguarda il recupero e valorizzazione di strutture già esistenti attualmente in stato di abbandono e non richiede alcuna nuova sottrazione di territorio. E' da sottolineare che le strutture oggetto del progetto presentano di norma per propria natura, una stretta simbiosi con l'ambiente circostante

- I percorsi in quota studiati sono particolarmente compatibili con il turismo a basso impatto ambientale. Si sono d'altra parte ipotizzate restrizioni per evitare impatti negativi sulla parte aperta al transito automobilistico, quali pedaggi , limitazione dei giorni di accesso, ecc.

- Il ricupero dei tracciati in quota è di fondamentale ausilio in un'ottica di recupero agro-pastorale della montagna (alpeggi, industria casearia, implementazione e sfruttamento del patrimonio boschivo) nonché per il controllo ambientale sul territorio; molte strutture ex militari ben si presterebbero quali punti di appoggio per le guardie forestali, stazioni di monitoraggio o ad uso ostelli per i parchi naturali.

- Ricongiunzione di ambiti territoriali preesistenti (Alta Valle di Susa-Delfinato, Val Vermenagna-Valle Roja, Savoia-Piemonte) che divisione politiche successive hanno snaturato; dove i legami linguistici, culturali e storici delle popolazioni sono tuttora in parte vivi.

- Valore storico e simbolico che assume un progetto comune tra i due versanti delle Alpi, di fronte al fatto che le fortificazioni nate in un'epoca di ostilità tra stati nazionali possono - con la loro collocazione in una dimensione storica, e la loro gestione in un ottica transfrontaliera

- Rafforzare la solidarietà europea tra i due versanti e nelle abitudini alla cooperazione.

- L’appartenenza dell’area d’intervento ad ambiti territoriali interessati da altri programmi e iniziative comunitarie inerenti la valorizzazione territoriale che permette azioni integrate e sinergiche.

Linee guida per il recupero delle opere

- Gli interventi architettonici avranno caratteri di tipo minimalistico (interventi di tipo leggero, filologica mente orientati, ricerca, analisi e applicazione di tipologie analoghe coeve); interventi di tipo impiantistico e tecnico studiati con gli accorgimenti utili ad evitare ogni invasività; ripristino delle parti mancanti, rovinate o improprie con utilizzo di elementi desunti dalla manualistica o realizzazioni coeve.

- L’intervento sarà articolato secondo due fasi tra loro strettamente correlate e complementari: La conservazione e il restauro del bene, Secondo i principi del restauro integrato, si eseguiranno tutti gli interventi utili per la corretta conservazione del monumento, a memoria delle future generazioni e come riappropriazione culturale da parte della comunità attuale. A questo fine le operazioni di recupero dovranno curare la salvaguardia dei caratteri di unitarietà e identità del bene, con interventi fondati su approfondite analisi tipologiche e morfologiche di carattere generale, ma anche condotte con attenzione per il recupero degli assetti tipologico-costruttivi di componenti specifici delle tecniche costruttive e dei materiali.

- Gli assetti esterni della fortificazione saranno mantenuti invariati, con semplici interventi di restauro e integrazioni filologica mente orientate;

- Ogni intervento di recupero sarà guidato da una attenta analisi storico-filologica del bene, tale da formulare precisi indirizzi per il loro recupero.


il forte di Exilles

In alto: il forte di Exilles
A destra: un particolare del forte di Fenestrelle

 
particolare del forte di Fenestrelle