Le Alpi: eterna frontiera, scenario di guerra, territorio di pace
Lungo la Dora Riparia si incrociarono molti protagonisti della storia europea: il primo fu Annibale 218 anni prima di Cristo. Racconta Polibio che il leggendario condottiero cartaginese, impegnato a sfidare Roma, valicò, con i suoi 37 elefanti, il Col Clapier che dal Piccolo Moncenisio scende in bassa valle di Susa, raggiungendo i 2400 metri di quota. Dopo di lui furono molti i protagonisti della storia europea: Carlo Magno e i longobardi, Napoleone e gli eserciti dei nascenti stati nazionali fino all'ultima invasione, quella nazista.
Le Alpi come eterna frontiera da conquistare o da difendere col sangue dei soldati: lo testimoniano i segni delle guarnigioni di stanza sui valichi, le imponenti fortezze a guardia delle valli, i castelli, i muri di cinta di cui è disseminato il paesaggio.
In questi territori ebbe luogo la piccola guerra alpina dell'Italia fascista alla Francia già invasa dai tedeschi, la Resistenza con i partigiani arroccati fra malghe e valloni, pascoli e nevai. Tutta la montagna piemontese racconta di guerre e trincee: sull'altipiano dell'Assietta, tra val Chisone e alta valle di Susa si combattè, al di sopra dei duemila metri di quota, la decisiva battaglia per l'autonomia del Piemonte sabaudo. Qui combatterono anche le valorose truppe alpine , fondamentali per l'identità civile delle valli.
Ma c'è una storia alpina che parla la lingua profonda della pace: è la lingua dei pastori e dei viaggiatori, dei popoli fratelli al di qua e al di là dei confini statali. È la storia dei monaci delle abbazie alpine al riparo dagli eserciti, della devozione che hanno da sempre suscitato i santuari montanari, della civiltà valdese (vedi anche Val Pellice e Valli Chisone e Germanasca).
Parlano la lingua della pace i sentieri dei traffici di merci e di manodopera, tramite cui si esportavano anche culture: le emigrazioni, lo sviluppo delle comunicazioni, la profonda vicinanza delle comunità alpine nella libera Europa di oggi, senza più frontiere.