Per il "pane dei poveri" è tempo di rilancio: la castanicoltura arriva in Europa.
La chiamavano "il pane dei poveri": la castagna è sempre stato uno degli alimenti base, insieme alla polenta, nelle valli alpine piemontesi. Ora, dopo i decenni difficili a causa dello spopolamento dei versanti montani, è arrivato il tempo del rilancio.
La Comunità montana valli Monregalesi in collaborazione con alti Enti ha costituito nel 1999 un'associazione per la valorizzazione della castagna che punta a fare di Cuneo il centro europeo della castagna.
Nei boschi intorno a Cuneo, la Comunità montana delle valli Pesio, Gesso e Vermenagna ha costituito un "Gal" (gruppo di azione locale) per promuovere la castanicoltura in una dimensione europea.
Il "Gal" cuneese ha avviato progetti di cooperazione internazionale creando reti europee su filoni di lavoro e tematiche comuni, in particolare con Italia centrale, Spagna, Portogallo, Francia continentale e Corsica. Nell'area del "Gal" il castagneto produttivo occupa circa 4.000 ettari di territorio della Comunità montana ed ha un rilevante interesse economico con oltre 25.000 quintali di frutti, destinati prevalentemente al mercato del fresco con sbocchi commerciali a Milano, in Svizzera, nei Paesi dell'Unione Europea e negli Stati Uniti.
Le varietà più diffuse sono il "marrone" di Chiusa Pesio, il "garrone " rosso e nero (varietà anche note come "domestica di Cuneo"), la "servaschina" e la "Siria". Non mancano neanche gli stabilimenti dolciari che hanno alla base delle loro produzioni la pregiata castagna locale: il famoso il "marron glacé" e le ottime torte e gelati rigorosamente a base di castagna.
